Umberto Eco ci ha lasciati? Non ci siamo accorti

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Umberto Eco, nelle Postille a Il nome della rosa scrive tra l’altro: (A) Volevo che il lettore si divertisse. Almeno quanto mi stavo divertendo io; (B) Nulla consola maggiormente un autore di un romanzo che lo scoprire letture a cui egli non pensava, e che i lettori gli suggeriscono; (C) INOLTRE. La cultura è… la somma di tutte le cose che una data società ha deciso di ricordare; (D) … ma come mai mentre si celebra la vittoria di Internet sul libro, appaiono tanti libri sui libri? Forse per le stesse ragioni per cui stanno sorgendo da ogni parte librerie di molti piani (e non dico a Parigi o a Milano, ma a Shanghai), frequentatissime da quei giovani che secondo gli apocalittici stagionali avrebbero smesso di leggere (in: l’Espresso, 17 maggio 2007).

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Breve Pre-àmbolo per dire che siamo, chiaramente, ‘dentro’ la grande Letteratura umana di cui Eco è -a nostro sommesso parere- il massimo rappresentante. Mondiale. Difatti, … gli hanno attribuito il “premio Nobel”… -Sic transit gloria mundi!-
Non che ci sia una Letteratura NON umana; quando parliamo di Letteratura nota controllata esperita come tale; ma, in Umberto Eco la Letteratura umana ha più qualità spessore ontologìa. Insomma, è davvero alta colta civile. “Dentro-immersa” nei Valori universali, che sono proposti trattati giocati -attraverso la Scrittura che è sangue e, dunque, Vita- con la fine dolce tenera inquieta Dea-Ironìa, che ha fatto scrivere a Ginevra BOMPIANI: Valentino Bompiani si arrabbiava con tutti ma non con Umberto Eco che godeva di una serafica impunità.
Appena entrato, nel 1959, arrivava in redazione della Bompiani alle 11, con grande irritazione di mio padre che, un giorno, decise di affrontarlo: -Perché arriva a quest’ora? -Perché dormo.
-Se almeno mi dicesse: sono andato nel bosco a guardare gli uccellini… -Va bene, dottore.
Il giorno dopo, Umberto arriva alla stessa ora. -E allora perché alle 11?- Sentiamo ringhiare il corridoio. E lui: -Sono andato nel bosco a sentire il canto degli uccellini…
Era l’unico che riuscisse a far ridere mio padre (in: la Repubblica).
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Sia in questo romanzo -Il nome della rosa- che nei Suoi altri -tantissimi- scritti, le citazioni i ri-mandi i giochi le allusioni le metafore le illusioni i segni-codici-registri… scorazzando sguazzando scorribandando attraverso/dentro/fuori le ‘discipline’ scientifiche e letterarie della Cultura (Culture/Civiltà), Eco si è giocato, tutto, sul filo del rasoio dell’Ironìa pia e sferzante, messaggera…
La sapeva lunga, il Nostro. Affabulatore Istrione Profeta, Poeta Scrittore Lettore critico e problematico, sempre Attore protagonista e mai comparsa, dall’alto della sua immensa Cultura, plurale, amava e insegnava LIBERTÀ nell’Università del Mondo. Intuiva de-cifrava capiva interveniva sulle Politiche culturali scolastiche giornalistiche economiche tecnologiche…, presenti, nella nostra Società conoscitiva glocale s-personalizzante massificante del nostro Tempo liquido…
Sentiamo il suo Pensiero -Pensiero sempre altro diverso disturbante- sull’imperversare dei social-media-network nel nostro Tempo, allegro e zuzzerellone. Pensiero socializzato, ancora, lo scorso giugno… Ed Eco… se n’è andato, anche se noi -in verità!- non ci siamo ancora accorti:
I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività.
Venivano subito messi a tacere: ora hanno stesso diritto di parola di un premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli (in: l’Espresso - La Stampa, 10 giugno 2015).

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