Pitagora e i pitagorici

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Pitagora e i pitagorici

Oggi parliamo di un personaggio molto importante per la cultura occidentale tanto che ancora oggi sono ricordate le sue teorie e i suoi teoremi.
Di Pitagora non conosciamo molto, sappiamo che nacque a Samo nel 571/570 a.c. e, dopo aver viaggiato molto in Asia minore e in Egitto, si trasferì a Crotone dove fondò una scuola di carattere religioso che prese il suo nome. Fu un personaggio molto influente nella città che amministrò per molti anni finchè una rivolta popolare non distrusse la scuola e lo costrinse a lasciare Crotone per recarsi a Metaponto dove morì nel 495 a.c. circa.

Filosofo, matematico, astronomo, taumaturgo Pitagora viene ricordato da molti studiosi come il fondatore della scienza moderna, in particolare della matematica, però abbiamo poche testimonianze di suoi contemporanei ad eccezione di Erodoto, uno storico greco, il filosofo Eraclito e Senofane. La sua scuola, come ho detto, aveva un carattere religioso tanto che molti hanno parlato di una setta anche per il suo carattere chiuso dal momento che vigeva la regola di non rivelare all’esterno le  scoperte fatte.
La stessa figura di Pitagora è avvolta nel mistero, pare fosse considerato una divinità e per ampliare questo alone di mistero i suoi discepoli non riuscirono mai a guardarlo in faccia  in quanto rimaneva nascosto anche quando impartiva le sue lezione parlando da dietro un lenzuolo.
Nella sua scuola si entrava per iniziazione ed era strutturata gerarchicamente in base al grado di conoscenza che i discepoli acquisivano. Si viveva in comunione e si era obbligati a non rivelare all’esterno le attività svolte all’interno della scuola.  

LA TEORIA DEI NUMERI
Sembra che Pitagora abbia desunto la sua teoria dagli Egiziani. Tuttavia il merito di Pitagora fu di aver considerato la matematica non come un semplice strumento di calcolo, ma come una vera scienza ricca di dimostrazioni e di ragionamento.
Per i Pitagorici il numero è la rappresentazione della realtà ed il principio di tutte le cose. Poiché la realtà è fatta di punti e ad ogni punto corrisponde un numero, la realtà è numeri che combinati formano gli oggetti finiti, pertanto tutto è rappresentabile con numeri.
 I numeri si dividono in pari e dispari, il numero uno è parimpari perché da esso hanno origine tutti gli altri numeri. Dall’opposizione tra numeri dispari e numeri pari (i primi finiti e perfetti, i secondi infiniti e imperfetti) fanno derivare l’opposizione nel mondo tra bene e male, unità e molteplicità, maschio e femmina. Tali opposti sono conciliati nel mondo da un’armonia universale  rappresentata dalla musica.  Il numero perfetto è il 10 perché con 10 punti si forma il tetractis il triangolo equilatero forse simbolo religioso.

LA DOTTRINA FISICA
I Pitagorici furono i primi ad affermare la sfericità della terra e degli altri pianeti che girano intorno ad un grande fuoco detto Hestia che illumina e riscalda l’universo che i pianeti sono tenuti nella stessa orbita da una forza cosmica, la musica che ne mantiene l’armonia.
Egli è ritenuto l’inventore della scala musicale, come racconta Massimo Donà nella sua Filosofia della musica: « Si narra che il filosofo-mago-scienziato avesse scoperto per caso il fondo numerologico, matematico dell'armonia musicale. Passando davanti all'officina di un fabbro, egli sarebbe rimasto colpito dal modo in cui i martelli dell'artigiano, battendo il ferro sull'incudine, riuscivano a produrre echi in accordo tra loro. E soprattutto fu sorpreso della corrispondenza tra rapporti numerici semplici e consonanze sonore”
Attraverso il monocordo, uno strumento formato da un arco e una corda, detto ottava inventò la scala musicale.  

LA METEMPSICOSI
Come l’universo possedeva un’anima che regolava il moto dei pianeti e stabiliva l’armonia delle cose, anche l’uomo possedeva un’anima immortale che si incarnava nei diversi esseri viventi, questa teoria dell’immortalità dell’anima e della sua trasmigrazione è detta metempsicosi.
In che cosa consiste ce lo spiega Platone, filosofo vissuto qualche secolo dopo Pitagora,
Platone ci spiega che in origine le anime vivevano nel mondo delle Idee, un mondo perfetto in cui regnava l’ordine e la giustizia. Ad un certo punto e anime furono chiamate dalla divinità e furono invitate a scegliere un corpo in cui incarnarsi. Ognuna scelse un corpo in cui visse per un lasso di tempo, alla morte del corpo l’anima tentò di ritornare nel mondo delle idee, anche perché il corpo fu considerato come una prigione. Ma non le fu possibile perché, come racconta sempre Platone nella Repubblica l’anima si trovò su una biga trainata da una coppia di cavalli bianche che tiravano verso l’alto e una  coppia di cavalli neri che tiravano la biga verso il basso e sulla base della vita vissuta la biga veniva portata verso l’alto da cui l’anima poteva riguardare il mondo delle idee o veniva trinata verso il basso rendendo impossibile la visione del mondo perfetto. Se l’anima si era avvicinata al mondo delle idee si incarnava nel corpo di un sapiente, se invece era trascinata verso il basso si incarnava  nel corpo di un ignorante.

© Riproduzione riservata
Ultima modifica ilVenerdì, 17 Novembre 2017 15:40
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