Pirandello e De Luca, un ricordo scolastico

Pirandello e De Luca, un ricordo scolastico

Una lettura incrociata della novella pirandelliana, “L’eresia catara”, e di un racconto di Erri De Luca, “Il Pannello”, potrebbe costituire, forse, una lettura piacevole e fornire anche l’occasione per una utilizzazione didattica: un’analisi narratologica e/o un esercizio di scrittura narrativa.
I due testi si prestano bene, infatti, non solo ad un confronto tematico e stilistico, ma anche ad un dibattito sul senso del ruolo del professore nella società contemporanea, a conclusione del quale si potrebbero invitare gli alunni a produrre un testo (un saggio breve, un’intervista immaginaria, una sceneggiatura, un copione oppure un dialogo intitolato “Ritratto di un professore”).
L’eresia catara di Luigi Pirandello e Il Pannello di Erri De Luca, pur nella somiglianza dell’incipit verista (1) e della struttura narrativa logicamente scandita in “situazione di partenza - evento complicante – climax - scioglimento dell’intreccio”, differiscono per la capacità affabulatoria degli autori e per la tensione etica della situazione comunicativa di fondo.

La novella di Pirandello esprime, infatti, una weltanschauung (2) pessimistica; il racconto di De Luca si configura come una “cellula” di Bildungsroman (3).
L’eresia catara. Il malandato e mite prof. Bernardino Lamis insegna Storia delle Religioni all’Università di Roma. Vive solo, tutto immerso nei suoi studi e staccato dalla vita reale, da quando la vedova di suo fratello con sette figli “gli era piombata addosso da Napoli” sconvolgendo le sue abitudini di vita!
Dopo un anno di inferno, il prof .Lamis, diventato ormai l’ombra di se stesso, si accorge che “la cognata non contenta dello stipendio che ad ogni ventisette del mese le consegnava intero, aiutava dal giardinetto il maggiore dei figlioli a inerpicarsi fino alla finestra dello studio, chiuso a chiave, per fargli rubare i libri”.
Indignato, quel giorno stesso, il prof Lamis decide di lasciare la casa con giardino all’“esercito strillante di orfani sconsolati” e va ad abitare in via Governo vecchio, in due misere stanze “con sei ceste di libri superstiti”, quelli che il nipote Gennariello non era riuscito a rubargli dalla biblioteca per venderli “sui muriccioli”.
Lontano dalla grassa cognata e dai nipoti gli pare di essere in Paradiso: “ma era venuto il Von Globler con quel suo libraccio sulla eresia catara a guastargli le feste”.
L’opera dello storico tedesco Hans Von Globler è accolta favorevolmente dalla critica, mentre i suoi “due poderosi volumi” scritti due anni prima non solo erano passati sotto silenzio, ma il Von Globler, pur plagiandoli in qualche punto, li aveva citati, una sola volta “per dirne male”!
Il prof. Lamis ferito, addolorato ed indignato prepara una “lezione formidabile” per confutare pubblicamente lo storico tedesco. Lavora febbrilmente: scrive, riduce a otto facciate le quindici che aveva scritto e si avvia verso l’Università, non avvertendo nemmeno la grandine e i tuoni dell’uragano improvvisamente rovesciato su Roma, sicuro che i suoi discepoli prediletti -Ciotta e Vannicoli- hanno invitato molti colleghi ad ascoltare la memorabile lezione.
Quando Ciotta giunge in ritardo e apre la porta, sente e vede il prof. Parlare nell’aula vuota: “una ventina di soprabiti impermeabili, stesi qua e là a sgocciolare nella buja aula deserta, formavano quel giorno tutto l’uditorio del prof. Bernardino Lamis”.
Ciotta, sbigottito, capisce: il prof. miope com’è, ha scambiato gli impermeabili per gli alunni e, lusingato, dalla presenza di tanti ascoltatori, ha iniziato la lezione. Quando gli studenti di legge dell’aula vicina vogliono entrare per riprendere gli impermeabili, Ciotta si pianta davanti all’uscio per impedirne l’entrata, supplicandoli di attendere la fine della lezione per non mortificare il prof. Lamis “ma gli studenti, promettendo di fare silenzio, vollero che l’uscio fosse riaperto pian piano, per godersi dalla soglia lo spettacolo di quei loro poveri soprabiti che ascoltavano immobili, sgocciolanti, neri nell’ombra, la formidabile lezione del prof, Bernardino Lamis”.
Il Pannello. Nell’anno scolastico1966-67 due alunni del secondo Liceo classico Umberto I di Napoli staccano un pannello dalla cattedra per guardare le gambe della supplente, che si rende conto della questione solo dopo essersi seduta accavallando le gambe: arrossisce e fugge via, sbattendo la porta.
Il putiferio scaturito determina un clima di assedio, che dalla scuola si estende alla famiglia: preside, docenti e genitori reclamano dei colpevoli, minacciando provvedimenti e punizioni esemplari. Ma nessuno della seconda B denuncia gli autori dello svitamento del pannello, anzi, al clima inquisitorio e al ricatto (denunciare i compagni oppure essere sospesi a tempo indeterminato!) gli alunni-ostinatamente- oppongono un nobile silenzio, imparando “come soldatini”, sotto quell’assedio, a difendersi tutti allo stesso modo e dichiarandosi disposti “a sopportare il sacrificio di un duro provvedimento disciplinare”.
Un’ora prima della scadenza dell’ultimatum il prof. Giovanni La Magna, “completo conoscitore della lingua greca della quale aveva redatto una grammatica ed un vocabolario”, entra in classe per la sua lezione: egli non parla di greco e di latino, non computa i versi “facendo cadere l’accento sulle sillabe con suono di zoccolo incalzante di cavallo sul selciato”, ma fa cadere nella mente e nel cuore dei ragazzi parole di verità sull’omertà e sulla solidarietà, segnandone il discrimine etico. Gli alunni della seconda B si sentono trattati da uomini, riflettono e capiscono la differenza etica tra omertà e solidarietà: cessano le ostilità, sgombrando “l’assedio” e chiedendo scusa alla supplente, per cui la vita scolastica riprende il suo ritmo normale, pur “con palese disapprovazione di alcuni insegnanti insoddisfatti della riparazione e contrari a quella composizione a tarallucci e vino”.
Un anno dopo, in tempo per non vedere la rivolta del ’68, il prof. La Magna muore. Gli alunni come “un gregge disperso” vanno a salutarlo per l’ultima volta: alcuni di loro piangono, tutti hanno la consapevolezza che “dopo di lui la Grecia tornò ad essere la patria di una grammatica molto esigente”.
Luigi Pirandello, si sa, presenta vicende grottescamente patetiche ed umoristiche, da cui emerge il persistere della assurdità dell’esistenza: nell’Eresia catara il patetico è dato dalla figura del vecchio e malandato prof. Lamis, che oniricamente vive nel suo “guscio ”di abitudini ed occupazioni, emarginato e smarrito; l’umoristico è dato dal “sentimento del contrario”: Bernardino Lamis tiene la sua “formidabile” lezione in un’aula vuota, illuso di avere un formidabile uditorio.
Erri De Luca ci racconta storie del suo e del nostro tempo, rivelandone la quotidianità e la sacralità nel sapiente gioco dei pronomi: il me narrato, l’io narrante e il “noi premessa di frantumi”.
Efficace in Pirandello, l’uso insistito di climax che scioglie la tensione sintattica; vivace il lessico pertinente al campo semantico della battaglia in De Luca.
Pirandello nella vicenda del prof. Lamis evidenzia polemicamente “la servilità vigliacca radicata profondamente nella indole del popolo italiano, per cui è gemma preziosa qualunque cosa venga d’oltralpe e d’oltremare e pietra falsa e vile tutto ciò che si produce da noi”.
De Luca ci presenta nella vicenda del pannello svitato il prof. La Magna che fa capire agli alunni la distinzione tra omertà e solidarietà, per cui essi “rompono l’assedio”, crescono, diventano uomini responsabili.
Diversi i due professori: chiuso nella propria solitudine amara ed alienata Bernardino Lamis, eticamente aperto alla vita, impegnato nella autentica formazione degli alunni Giovanni La Magna, amato “buon Zeus”.

1) L’incipit descrittivo e “in medias res” sembra riproporre certi moduli verghiani, ma ci si rende subito conto -soprattutto nella lettura della novella pirandelliana- che il narratore non è “eclissato e regredito”, bensì “esterno ed onnisciente” con un proprio codice valoriale secondo cui ritrae e giudica i personaggi.
2) Weltanschauung=visione del mondo.
3) Bildungsroman=romanzo di formazione.

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