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I dipendenti di Villa Torano: “Fino a ieri angeli, oggi siamo gli untori” In evidenza

I dipendenti di Villa Torano: “Fino a ieri angeli, oggi siamo gli untori”

TORANO CASTELLO - “Fino a ieri eravamo definiti angeli, oggi per molti siamo diventati gli untori”. I dipendenti di Villa Torano si dicono rammaricati e delusi per le accuse, per le tante cattiverie ricevute sui social e di cui sono stati oggetto sin dall’inizio di questa drammatica vicenda. Nonostante tutto sono rimasti all’interno della struttura accanto ai loro anziani e con il pensiero ai colleghi e ai loro familiari che hanno contratto il Covid-19.

Abbiamo approfittato del fine turno per rivolgere qualche domanda a quattro operatori sanitari, le dottoresse Veronica Abate, Natalia Garofalo, Greta Micieli, Francesca Sisca e Susanna Zingone, partendo proprio dalle condizioni degli oltre cinquanta degenti di Villa Torano.     
Quale al momento il loro stato di salute? Ci sono al momento casi che preoccupano?
“Gli ospiti della nostra struttura a parte i sintomi delle proprie patologie pregresse risultano attualmente asintomatici al Covid-19”.
Come avviene la comunicazione tra i degenti e i loro familiari?
“L’azienda ha fornito alla struttura un sistema digitale tramite tablet per garantire agli ospiti di poter interagire con i propri cari tramite il servizio di videochiamata prenotabile dal sito internet. La scorsa settimana a causa di quanto accaduto è stato sospeso per sette giorni, ma è ripreso due giorni fa”.
Quanti siete tra personale medico-infermieristico e operatori sociosanitari in servizio?
“Attualmente siamo trentatré operatori anche se per qualche giorno abbiamo dovuto sopperire a qualche assenza”.
Riuscite a soddisfare il fabbisogno di assistenza agli anziani?
“Certamente. Il nostro lavoro nasce per soddisfare i bisogni dei pazienti e il nostro obiettivo è garantirli”.
Villa Torano è ormai un centro Covid-19. Voi continuate a lavorare. Non avete paura del rischio contagio?
“Sicuramente la paura c’è, ma siamo dei professionisti e il nostro lavoro implica la consapevolezza di dover fronteggiare anche situazioni di emergenza e di rischio lavorando in sicurezza tramite l’utilizzo di dispositivi di protezione individuali idonei”.
Sui social in molti vi hanno additato come la causa di quanto successo. Vi sentite in colpa, vi rimproverate qualcosa?
“Purtroppo c’è tanta ignoranza e cattiveria gratuita. Siamo gli stessi che fino a ieri venivano definiti angeli e oggi veniamo etichettati come untori. Siamo sicuramente molto dispiaciuti ma non si può parlare di colpe in quanto parliamo di una pandemia mondiale La nostra clinica era chiusa dai primi di marzo a nuovi ricoveri e a visitatori ed avevamo tutti i dpi necessari”.
Non è mancata però la solidarietà e la vicinanza...
“La solidarietà e la vicinanza che ci aspettavamo non è quella che abbiamo ricevuto, siamo tutti bravi a riempirci la bocca con la parola solidarietà ma con quello che è accaduto non ha nulla a che fare. Ringraziamo coloro che ci hanno mostrato il loro sostegno e il loro appoggio. Sicuramente le bellissime parole e le telefonate di familiari ed ex pazienti ci aiutano a dare più del 100%”.
La gente, però, giustamente chiede e pretende chiarezza e verità sulla vicenda…
“Il nostro operato è stato sempre trasparente. Purtroppo parliamo di un nemico invisibile, ma se c’è stata la mancanza o la responsabilità di qualcuno sicuramente spetterà agli organi competenti fare chiarezza”.
Vi sentite con i vostri colleghi che hanno contratto il virus? Qual è il loro stato di salute. Si sentono scoraggiati?
“Siamo in contatto quotidiano con i nostri colleghi, fortunatamente stanno tutti bene e la maggior parte sono asintomatici. Ci mostrano il loro supporto e vicinanza, esprimendo il loro dispiacere per l’impossibilità a darci il proprio aiuto. Ci auguriamo che possano tornare prima possibile al loro lavoro”.  

© Riproduzione riservata



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