Tecniche di sopravvivenza in attesa del bus

Tecniche di sopravvivenza in attesa del bus

Ore otto ed un quarto del mattino. Io e Ginevra aspettiamo l’autobus che ci porterà all’asilo. Passerà fra dieci minuti, traffico permettendo. La primavera non è ancora inoltrata, non è al suo pieno splendore, ma si sente nell’aria, con essa anche sbalzi termici e conseguenziali mal di gola per mamma e figlia. Ma cosa vuoi che sia un mal di gola, rispetto al sole e ai fiori che riempiono di bellezza il paesaggio e l’anima? La mattina, come ogni mattina, è iniziata presto (ore 7.00, già tutti in cucina), fra un misto di concitazione, la colazione per Ginevra, sottofondo i cartoni, ancora tanto sonno, e l’agognato caffè come una rianimazione! L’attesa di un autobus con bimba treenne ed impaziente a seguito può essere davvero lunga!

Ginevra non sta ferma, io ho paura, c’è la strada, l’autobus anche in terra di Lombardia fa ritardo, i moniti, men che meno le minacce, con Ginevra non sortiscono nessun effetto: lei deve correre, saltare, inondarmi di parole, sin dalle otto del mattino (ed anche prima) palesare il suo estatico entusiasmo per la vita. Quello stesso entusiasmo che a volte, troppo presa da impegni ed aspettative, mi sembra di aver dimenticato. Quello stesso entusiasmo che ritrovo nel suo sguardo, così simile al mio. Devo inventarmi qualcosa per placare la sua innata impazienza (è anche questione di DNA, anche io non sono fatta né per le attese né per la staticità). Improvviso un dadaumba, prendo Ginevra per mano ed inizio a cantare e ballare, mi lascio prendere dal gioco, anche il mio tono di voce non è un sussurro, anzi… Ginevra ride, canta e balla, la “sciura” lombarda ci guarda. Non so se con ammirazione o meno. Avrei voluto dirle no signora mia, non sono impazzita, e non sono nemmeno una mamma perfetta. Non sono una sorta di Mery Poppins in giacca di pelle. Non sono sempre tutta sorrisi e canzoncine. E non sono nemmeno invasata. Sono una mamma. Come tutte le mamme già stanca alle otto del mattino. Sono una mamma reale. In attesa di un autobus. Questo mio ballo non è nemmeno un gioco, ha un altro nome: tecniche di sopravvivenza nell’attesa di un mezzo di trasporto, sul ciglio (o quasi, essendo un po’ ansiosa, tutto in me è un po’ esasperato) della strada, con bimba treenne a seguito…

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