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Lo Scalo cittadino una risorsa da rivalutare

Già nei primi decenni del secolo scorso la classe dirigente spezzanese, costituita dalla locale borghesia terriera e da quella intellettuale, aveva tratteggiato le linee direttrici fondamentali su cui costruire il futuro del paese, quarto centro, all'epoca, dell'Arberia (vedi censimento anno 1901).
In effetti, nel 1915 la stazione di Spezzano Albanese (edificata nel 1876) era stata potenziata, fungendo da scalo merci, oltre snodo di diramazione tra la tratta Sibari-Cosenza e Spezzano-Lagonegro.

Nello stesso periodo (circa) sono stati avviati i lavori per la costruzione della stazione termale, mentre nell'ottobre 1919 veniva fondata la Cassa Rurale ed Artigiana, istituto di credito tra primi presenti in terra di Calabria.
L'idea base originaria consisteva nello sfruttare a pieno, con l'appoggio finanziario dell'istituto di credito costituito dall'arciprete don Francesco Gullo, la fortunata posizione geografica della comunità spezzanese al fine di trasformare l'area ferroviaria in un strategico snodo logistico delle merci, collegandolo allo storico settore agro-alimentare, nonché a quello neo-turistico che tante aspettative suscitava, essendo un'ulteriore opportunità economica per l'espansione del paese.
Per tali ragioni il paese, giocoforza, sarebbe dovuto scendere giù!
Tuttavia, lo Scalo di Spezzano Albanese, sebbene le predette premesse, nessuna centralità è stato in grado di assumere, atteso che la comunità arbëreshe invece di intraprendere un processo di spostamento produttivo-urbanistico-residenziale dalla zona collinare alla pianura, ha esattamente fatto il contrario, sviluppandosi in direzione opposta, verso sud ovvero l'entroterra, tarpando, quindi, le ali ad ogni prospettiva di sviluppo solido ed a lungo termine.
In effetti, con la realizzazione negli anni Sessanta dell'autostrada (Salerno-Reggio Calabria) che avrebbe certamente potenziato l'area dello scalo ferroviario nell'ottica di Hub logistico, il territorio spezzanese è stato tagliato fuori di fatto dagli snodi dei traffici.
Tutto ciò ha generato una lenta ed inesorabile involuzione, seppur non percepita di primo acchito, a causa di una crescita economica generalizzata delle popolazioni meridionali, dovuta alle politiche interventistiche dello Stato il cui ruolo da protagonista assoluto ha supplito alle carenze di un'economia di mercato non ancora autonoma e matura.
Del resto, la scelta maldestra di ubicazione della costruzione del villaggio, unito (dopo qualche decennio) al tentativo di realizzare il Pip in contrada Infascinato, nessun effetto positivo ha prodotto, essendo entrambi strumenti adottati tardivamente, oltre che avulsi dal contesto urbano.
Purtroppo, ormai, indietro non si può tornare!
Oltretutto non sussistono più le condizioni del secolo scorso, considerato che la stazione ferroviaria è una landa deserta, il complesso termale è fuori servizio con tutte le problematiche annesse e connesse, la Cassa Rurale ed artigiana locale (dopo Credito cooperativo della Sibaritide) è fallita.
Infine, nel territorio dello Scalo spezzanese non si parla più la lingua arbëreshe.

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