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Sanità nella Valle dell'Esaro: le domande senza risposta

Sanità nella Valle dell'Esaro: le domande senza risposta

Dopo i diversi approfondimenti e le ricostruzioni storiche sulla sanità pubblica nella Valle dell'Esaro e sul destino dell'ex Ospedale Pasteur di San Marco Argentano, ci troviamo oggi a raccogliere un lungo elenco di domande che ancora attendono risposte da parte delle istituzioni preposte. Domande che non sono frutto di speculazioni o allarmismi, ma di fatti documentati, decisioni amministrative opache e scelte politiche incomprensibili che hanno inciso profondamente sul diritto alla salute di un intero territorio.

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Perché il Pasteur è stato chiuso e mai riaperto?
Nonostante la chiusura dell'ospedale sia stata presentata come una misura di contenimento della spesa sanitaria, nessuna evidenza ha mai dimostrato che il presidio fosse fonte di disavanzo finanziario. Perché, allora, il Comune di San Marco non ha portato avanti il ricorso contro la chiusura, come invece è avvenuto con successo a Praia a Mare e Trebisacce? La sentenza del TAR che bocciò il ricorso del Comune di San Marco nel 2014 non era definitiva. L’avvocato Alfredo Gualtieri, incaricato dall’amministrazione Termine, aveva segnalato che vi erano solide basi per un ricorso al Consiglio di Stato, ma l’Amministrazione Comunale, già allora guidata da Virginia Mariotti, si assunse la responsabilità di non procedere. Quali furono le reali motivazioni dietro questa scelta?
Perché la Casa della Salute è rimasta solo sulla carta?
Dopo la chiusura del Pasteur, l'Ospedale doveva essere riconvertito in una Casa della Salute, progetto studiato a diversi livelli, con coperture finanziarie ben quantificate ed identificate. La Regione ha sempre assicurato che i lavori verranno comunque realizzati, ma senza chiarire quale sarà la funzione della struttura, dato che i servizi previsti saranno ricollocati presso la futura Casa di Comunità di Roggiano Gravina. Perché per più di un decennio nessuna istituzione ha preteso l'avvio di questi lavori e perché quegli 8 milioni di euro rimangono incagliati nella macchina burocratica guidata dall’ASP di Cosenza?
L'Ospedale di Comunità sarà una vera risposta ai bisogni della popolazione?
Recentemente, l'ex Ospedale Pasteur è stato incluso nel piano di realizzazione degli Ospedali di Comunità previsti dal PNRR. Tuttavia, queste strutture, nonostante il nome fuorviante, non sono nulla che somigli ad un ospedale propriamente detto. Non sono sede di pronto soccorso né reparti per acuti; funzioneranno - se funzioneranno - solo con personale infermieristico e medici part-time. Con la cronica carenza di personale sanitario in Calabria ed in particolare nell'ASP di Cosenza, chi garantirà il funzionamento effettivo di questo nuovo servizio? E cosa succederà se il personale non dovesse essere sufficiente?
Perché il laboratorio analisi del Pasteur non compare più nell’Atto Aziendale?
Il nuovo Atto Aziendale dell'ASP di Cosenza non include più San Marco tra i laboratori analisi attivi. Perché privare un territorio già carente di servizi di una struttura diagnostica fondamentale?

Perché l’Amministrazione Comunale di San Marco non ha mai affrontato la questione della delocalizzazione dei servizi verso Roggiano Gravina?
La futura Casa di Comunità di Roggiano Gravina sarà il principale riferimento per l'assistenza sanitaria territoriale, sostituendo molti dei servizi previsti per il Pasteur. Perché l’Amministrazione di San Marco non ha intrapreso alcuna azione nei confronti di Regione ed ASP per evitare questa delocalizzazione, che comporta un ulteriore depotenziamento della sanità pubblica nel territorio? Anche molti abitanti di Roggiano si interrogano sulla frammentazione dei servizi e sull'effettiva efficacia di questo nuovo assetto, temendo che invece di un potenziamento si tratti solo di un ulteriore disservizio.
Troppe domande rimangono ancora senza risposta. La speranza è che, prima o poi, qualcuno abbia il coraggio di fornirle. Tutti questi eventi sembrano convergere verso un'unica direzione: la progressiva cancellazione della sanità pubblica nella Valle dell'Esaro, a vantaggio di modelli sempre più frammentati e, potenzialmente, aperti alla privatizzazione.

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