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De rustica progenie... pianga se stesso

“Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. “De rustica progenie, semper villana fuit” (Chi discese da stirpe “rustica”, sempre rozzo rimase). Sono questi i “motivi” che mi accompagnano nel cammino della vita, da sempre. La prima frase risuona sempre come un monito a “rigare diritto”, mentre la seconda come un'ancora di salvezza là dove l'umana ragione non riesce ad arrivare. Una premessa un po' inusuale per una riflessione che, probabilmente, arriverà a toccare la sensibilità di tutti i lettori.

Dunque, quanto civili siamo? Qual è il concetto di civiltà che ci siamo fatti in millenni di storia, di “evoluzione”, di “civilizzazione” e di studi? Siamo arrivati al punto che la “specie umana” è dovuta ricorrere ai ripari per poter vivere, escogitando metodi sempre più “sofisticati” affinché gli elementi della stessa specie convivessero armoniosamente senza, almeno quello si punta a raggiungere come obiettivo, che uno prevaricasse sull'altro. E allora via con la creazione della figura dei controllori, coloro i quali “vigilano” affinché tutto proceda per il meglio, anche se, qualche volta, essi stessi devono essere controllati da altri controllori, il tutto in un circolo che, con il passare del tempo, diventa sempre più vizioso. E così, nella vita di tutti i giorni, ci si ritrova a dover combattere con menti e pensieri diversi secondo cui l'esaltazione dell'io resta l'unico obiettivo da raggiungere. Questa triste scoperta, conseguentemente, porta ad acquisire una chiara consapevolezza del fatto che il mondo è abitato da squali, con tutto il rispetto per i poveri pesci. Il saluto fra gli esseri umani è diventata una routine, in quelle poche/rare occasioni in cui la forma viene ancora “celebrata”. Sì, perché anche il saluto ci stiamo togliendo, per non perdere tempo e andare al sodo! Ma là dove il saluto ancora esiste, ci tocca assistere ad un'altra triste e sconfortante evidenza. Infatti, al classico saluto spesso si aggiunge la domanda: “come stai?” che sempre più è diventata solo il preludio all'estensione del “ciao/buongiorno”, che però non prevede, da parte dell'interlocutore, il tempo di ascoltare la risposta. Per cui l'incontro fra due persone diventa: -Ciao, come stai? Ti volevo dire/chiedere... -Ma come? Mi hai chiesto come sto e non ho ancora risposto... Perché me lo chiedi?! E così ti accorgi che i rapporti umani non hanno più un senso e che gli elementi della stessa specie stanno perdendo l'orizzonte e il caos regna sovrano. E mentre “nessun topo costruirebbe una trappola per topi”, gli esseri umani continuano ad essere “lupi per gli altri uomini”. E, diciamocela tutta, in fondo doveva andare così! Forse per mettere un po' di sale o un po' di pepe, a seconda dei gusti, alla scellerata, rocambolesca quotidianità. E allora, se piangere se stessi per essersi causati il male non basta, non c'è rifugio che tenga ai rozzi che da rozzi sono stati generati.

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