Luzzi, pianificazione urbanistica nelle zone rurali

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Luzzi, pianificazione urbanistica nelle zone rurali
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LUZZI - “Pianificazione Urbanistica in zona rurale”. E’ il tema della riflessione dell’architetto Filippo Giorno, membro della Commissione Urbanistica dell’Ordine degli Architetti di Cosenza, che vi proponiamo integralmente. 

“La cultura urbanistica attribuiva alle Zone rurali la funzione di aree di “riserva” per l’espansione urbana. Certo, quando necessaria e prevista, non può che avvenire inevitabilmente, per buona parte all’esterno del perimetro edificato dei centri urbani e cioè in zona agricola  inedificata, oltre che, in verità, raramente, attraverso il recupero e la riprogettazione di zone già urbanizzate. Bacino di riserva, quindi, per la pianificazione urbanistica, ovvero terreno di predazione per lo sviluppo edilizio, spesso senza alcun criterio informatore per un sostenibile disegno/progetto di piano. Una visione dominata dalla logica della sopravvalutazione della città nei confronti della campagna: sintomatico il ritardo con il quale si è prescritto l’obbligo di includere nei piani urbanistici le zone rurali. Tuttavia si assiste ancora ad una sottovalutazione delle stesse da parte della disciplina urbanistica per problemi più legati a scelte contingenti di politica locale che ad una effettiva vocazione territoriale. Risultano pertanto anacronistiche tutte le zone ATUM (edificabili) del PSC (Piano Strutturale Comunale)di Luzzi le quali sostituendo le originarie zone agricole E, vanno in controtendenza al contenimento del consumo del suolo che l’attuale pianificazione urbanistica dovrebbe perseguire. Non è plausibile prevedere nuovi insediamenti abitativi  quando i flussi migratori sono decisamente in uscita e le  Norme di Attuazione Urbanistica relative alle Zone Agricole  sono tutte impostate sul principio del massimo controllo dell’attività costruttiva e dell’esclusiva finalizzazione di tale attività alle esigenze della produzione agricola. Le ATUM risultano finalizzate ad una tutela solo formale dell’ambiente che spesso non consente neanche i minimi interventi di trasformazione richiesti dai residenti; strumento spesso inutilmente vincolistico, che, mentre non riesce a raggiungere l’obiettivo minimo di tutela dell’ambiente agricolo, penalizza ingiustamente chi in quell’ambiente vive ed opera ed è costretto a scegliere tra l’immobilismo e l’abusivismo. Ma cosa sta accadendo ai cittadini? E’ risaputo che proprietari di terreni edificabili stanno chiedendo, non solo all’Amministrazione di Luzzi ma in tutt’Italia, di stralciare le destinazioni delle loro aree così da farle ritornare agricole, mentre i Comuni cercano di difendere le già esigue entrate economiche, spolpate dal patto di stabilità, aggrappandosi affannosamente alle imposte sui terreni. Queste richieste sembrerebbero in controtendenza nel Paese in cui “il consumo del suolo è cresciuto ad una media di 8 mq al secondo e in cui è dimostrato che si tratta di un processo che dal 1956 non conosce battute d’arresto” (ISPRA, Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale). E’ finita l’epoca in cui si facevano carte false per chiedere la trasformazione di un terreno da agricolo a edificabile. Oggi va al contrario: sempre più proprietari terrieri chiedono il dietro front, bussando alle porte degli amministratori per poter riportare ad agricoli i terreni che adesso sono edificabili. Perché? Sugli agricoli l’Imu non si paga sugli edificabili si. E siccome il mercato degli immobili è, manco a dirlo, immobile – e all’orizzonte non si vedono schiarite – i terreni da una parte costano e dall’altra non fruttano”.




                                                                                                
 
 

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