San Sosti, consuntivo approvato sebbene parere non favorevole

  • La minoranza adirà la Corte dei Conti ma anche la Procura
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San Sosti, consuntivo approvato sebbene parere non favorevole

SAN SOSTI - Il revisore dei conti dell’Ente esprime parere “non favorevole” sul Rendiconto 2016, i consiglieri di minoranza invitano i colleghi di maggioranza a «non votare un documento contabile palesemente viziato», ma lo stesso passa ugualmente a colpi d’alzata di mano. Sono stati i consiglieri Luigi Sirimarco (capogruppo di “San Sosti nel cuore”), Francesco Aragona e Maria Arcuri all’opposizione da giugno scorso a sollevare «osservazioni in merito al rendiconto».

Gli stessi hanno ritenuto di «non poter approvare il consuntivo anche in riferimento alle gravi responsabilità che ognuno andava ad assumersi in ordine alla responsabilità contabile, su cui sicuramente interverrà la Corte dei Conti, ma anche su quella penale e patrimoniale che non può essere esclusa». È caduta nel vuoto, quindi, la richiesta d’autotutela rivolta alla maggioranza e di ciò potrebbe occuparsi anche la Procura della Repubblica per «possibile falso in bilancio». Nei fatti, a luglio scorso, il revisore dei conti ha sollevato «parere non favorevole all’approvazione del conto consuntivo dell’Ente per il 2016», rilevando – come scritto nella sua prima missiva – «gravi irregolarità contabili e finanziarie e inadempienze già segnalate e non sanate». Successivamente, a chiarimento della propria relazione ha aggiunto: «le inesattezze contabili hanno determinato l’occultamento dell’effettivo disavanzo di gestione dell’Ente, determinate da un finanziamento di 700mila euro per lavori di sistemazione del suolo che, a seguito di opportuni controlli, sono risultati di competenza esclusiva della Regione Calabria». Infatti, dalla minoranza hanno fatto notare come «l’Ufficio del Commissario Straordinario regionale delegato «in merito all’operazione di finanziamento» relativa a «completamento interventi di mitigazione del rischio idrogeologico», abbia chiarito che «la gestione economico-finanziaria dello stesso era stata demandata in “via esclusiva” all’ufficio scrivente e che, pertanto, gli Enti locali non avrebbero dovuto iscrivere alcuna posta contabile». Detto inserimento nella contabilità invece «ha falsato i dati di Bilancio – come asserisce il revisore dei conti – ed il falso finanziamento sarebbe, dunque, stato gestito diversamente per le entrate e le spese determinando una maggiore quota d’avanzo».

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