Spezzano A., il deserto della politica

Spezzano A., il deserto della politica

SPEZZANO ALBANESE - Sul Palazzo di città sventola bandiera bianca. Largo don Bosco è sempre più un crogiuolo di rese. La politica, o piuttosto ciò che ne resta, sopravvive solo aggrappata alle parabole ed ai sillogismi.

Un devastante deserto di idee, progetti e dibattiti senza prospettive né punti di vista. Il Pd del segretario Manuela Giordano, forte della maggioranza di governo del sindaco Ferdinando Nociti, è la classica eccezione che conferma la regola. Tutto il resto è noia. Le turbolenti ed affollate elezioni comunali del 2014 hanno tradito e deluso tanto le attese quanto le promesse. Sette uomini ed una donna per otto liste in campo (da qualcuno ribattezzate “Biancaneve e i sette nani”): “Impegno e passione” (Ferdinando Nociti), “Spixana Domani” (Alfonso Guido), “Spezzano - Tradizione e futuro” (Ferdinando Iannuzzi), “Spezzano in movimento” (Luigi Serra), “Cambiamo pagina” (Camillo Mancioli), “Il cambiamento” (Caterina Gambaro), “M5S” (Francesco Antonio Barbati) e “Azione giovani” (Antonio Adimari). Sparite, disintegratesi, senza lasciarsi dietro neanche i cocci. Né miglior sorte è toccata ai partiti che, in maniera ufficiale o in versione burattinaio, sponsorizzavano le varie formazioni duellanti. Finiti ai margini, isolati, abbandonati, implosi o traditi. L'unico a respirare aria fresca sembra essere il Pd, liberatosi a suon di consensi e successi dello scomodo dissidente Antonio Tursi (già coordinatore della commissione provinciale per il congresso e il tesseramento del partito). Sull'altare dei progetti naufragati è arrivata, di contro, la fine della proposta politica dell'Udc - il tutto prim'ancora della sfida elettorale per il rinnovo del consiglio comunale. Fi, nonostante la stridente resurrezione berlusconiana, da queste parti non ha mai avuto vita facile: viaggia a singhiozzo o a comando a seconda delle stagioni e degli umori. Il Ncd, a sua volta, è un fantasma di cui qualcuno parla, ma che nessuno, in realtà, ha mai visto. Nessuna traccia neanche del Prc, che pure poteva contare sull'entusiasmo di un affiatato gruppo di giovani: gli impegni universitari hanno inferto il colpo di grazia ad una struttura già di per sé fragile. Il Movimento per l'Italia del Meridione, invece, è solo l'ennesima promessa non mantenuta. Un po’ come il M5s, tra ricorso al Tar ancora da pagare e aspre contraddizioni interne. Peggio di tutti, in ogni caso, stanno gli anarchici - incapaci di graffiare dopo essersi “venduti” praticamente a tutti - e i bulgari ambiziosi senza arte né parte.          

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