Spezzano, il M5s e quel debito non pagato. La rabbia di Garofalo

Spezzano, il M5s e quel debito non pagato. La rabbia di Garofalo

SPEZZANO ALBANESE - «Gira, vota e riminijia su' tutti i 'na mala manera!». Una straordinaria perla di saggezza popolare tanto più valida e attuale se si parla di politica e di soldi - un binomio pressoché indissolubile.

Funzionava così ai tempi della Prima Repubblica con la Dc, il Pci e il Psi. Ma è rimasto tutto uguale anche con la Seconda Repubblica (Fi, Popolo delle libertà, Ds, Ulivo) - semmai, a cambiare, sono state le strategie e la suddivisione del “bottino”. Chi, quantomeno nelle intenzioni, sembrava voler invertire il senso di marcia di questo squallido marciume, era il M5s di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio. Ma si sa, i fatti contano più delle buone intenzioni. Un primo passo, seppur parziale, è stato fatto. Questo è innegabile. Ma la “rivoluzione” promessa è ancora lontana e ha già visto troppi grillini “tradire” gli impegni al suono inebriante dei trenta denari. Nessuna generalizzazione, ce ne guarderemmo bene. Tra parlamentari modello e “monello” c'è un abisso, o forse no. Ma tant'è. Le cronache dei giornali, e non solo, raccontano e testimoniano realtà alternative e parallele a quelle prospettate dal duo Grillo-Casaleggio. E non solo. Lo racconta anche Franco Garofalo. Già, ma chi è costui? Non un parlamentare, né un senatore. E', molto più semplicemente, il cassiere del circolo del M5s di Spezzano Albanese. Quello stesso circolo già più volte al centro di aspre contraddizioni interne e di poco costruttive polemiche, tra lamenti bulgari e ambizioni arbreshe. E' lui stesso a contattarci per denunciare il silenzio del M5s dopo la disastrosa esperienza alle elezioni comunali del 2014. Un progetto innovativo, alternativo ed ambizioso tristemente naufragato. Imploso, si potrebbe addirittura osare. Si trattava di una delle otto liste in campo, per quella che fu definita a ragione la sfida tra “Biancaneve e i sette nani”. Dapprima esclusa, e poi riammessa dal Tar, la lista del M5s non ottenne il successo sperato né tanto meno un'onorevole sconfitta. Ed è qui che inizia il lento ed inesorabile declino. Sfociato in contrasti interni sempre più marcati. A farne le spese, in tutti i sensi, è stato proprio il buon cassiere Garofalo, cui toccò in sorte anticipare - ahilui! - buona parte dei soldi necessari a pagare l'avvocato per il ricorso al Tar. Soldi anticipati e a tutt'oggi non ancora recuperati. «Solo qualcuno - dice - mi ha versato una quota parziale, ma solo dopo molte insistenze. E oggi non mi rivolgono più la parola». Né sono serviti i continui e numerosi appelli sul proprio profilo facebook. E da pagare ci sono, inoltre, anche le spese per il materiale elettorale (programmi, fac simile, bigliettini, manifesti, ecc.) e per l'affitto della sede. Garofalo si appella al senso di responsabilità dei vari componenti della lista, su tutti il candidato a sindaco Francesco Antonio Barbati, e tuona: «Il peso di tali incombenze non risolte non può gravare su un unico soggetto che, con fiducia, in virtù del reciproco rispetto, non si è tirato indietro per portare avanti un nome ed un simbolo che si fa portavoce di onestà e coerenza». Eppure in cambio della fiducia e del rispetto ha solo ricevuto un “pugno” dritto nello stomaco. «Dopo venti mesi - denuncia Garofalo - il mio invito a saldare quanto dovuto viene puntualmente ignorato, nonostante i vari solleciti e i vari incontri convocati (e andati sempre deserti). I candidati, che in campagna elettorale giravano per le case e per le strade annunciando che l'onestà e la trasparenza sarebbero diventate una moda per la cittadina arbereshe, pur di non pagare un centesimo non rispondono neanche alle suppliche di chi ha affrontato i costi del ricorso a nome loro e del M5s». O è tutto solo l'ennesima bufala denigratoria di una stampa schiava del potere e asservita? A Grillo e Casaleggio l'ardua sentenza.

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