Piazza Annunziata, la lettura del docente di pittura Armentano

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Piazza Annunziata, la lettura del docente di pittura Armentano
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TERRANOVA DA SIBARI – È stata recentemente inaugurata, dopo i lavori di rifacimento della pavimentazione, piazza Annunziata a Terranova da Sibari. Un'opera d'arte che non ha mancato di attirare le attenzioni di un esperto del posto, Angelo Armentano, docente di pittura presso l'Accademia delle Belle Arti di Napoli e presidente della locale Associazione di Promozione Sociale “Officina dello Scompiglio”. Quest'ultimo, in un testo titolato “Per una lettura della rinnovata pavimentazione di piazza Annunziata”, spiega il proprio punto di vista dopo i lavori effettuati nella importante piazza del centro abitato cittadino.

«Lo spazio. Gran bel problema -esordisce-. Limitandoci alle arti visive, lo spazio è stato e continua a essere una componente essenziale della ricerca artistica di tutti i tempi: lo scultore (per stare alle categorie tradizionali) realizza opere che “abitano” lo spazio, il pittore “piega” la bidimensionalità della superficie a una “finzione” di profondità, quindi, di spazio; l’architetto “occupa” materialmente un luogo, il cui costruito sta nello spazio, appunto. Quando più architetture -più edifici- si articolano tra di loro, in un certo modo nello spazio generano, a loro volta, un altro spazio -delimitato- che chiamiamo piazza.
Si potrebbe continuare e approfondire la questione per dire quanto lo spazio sia importante e come non sia facile la sua gestione. Tuttavia criteri generali, conoscenza, esperienza, sensibilità possono aiutare alla “comprensione”, alla interpretazione a seconda dei casi.
Se parliamo dei lavori di rifacimento del piazzale della chiesa dell’Annunziata (tralasciamo l’obbrobrioso e criminale restauro della facciata), alcune osservazioni sono doverose per capire qual è stato il criterio adottato dal progettista.
Il progettista nel disegnare la pavimentazione è partito, giustamente, da un dato inconfutabile: lo spazio “contenuto” tra le case nel quale confluiscono delle strade, tuttavia non ha –secondo noi- ben considerato il fatto che quello spazio è, soprattutto, un “luogo”. È, in sintesi, uno “spazio connotato” uno spazio cioè con caratteristiche proprie non riducibili al solo elemento metrico. La specificità è data dalla presenza della chiesa della Annunziata, che un tempo isolata dall’abitato, con le nuove costruzioni ha costituito lo spiazzo divenendone il fulcro e la ragione di quell’aggregato urbano.
Quindi se -come sembra- la chiesa è il riferimento principale del progettista, che nel nucleo centrale del disegno ne fa esplicito richiamo con l’intreccio delle due lettere “AV” (“Ave Maria”, che sono le parole che l’angelo rivolge alla Madonna), perché questo è decentrato rispetto all’asse della facciata? Si dirà che è stato considerato lo spazio fisico della piazza, ma il problema è proprio questo. Non aver capito che non era la metrica spaziale a dover essere esaltata e fare da perno, ma la relazione simbolica tra spazio (fisico) e luogo (spazio connotato, simbolico), tra chiesa e disegno alla quale, il disegno stesso, fa chiaro riferimento.
Altri aspetti si possono brevemente rilevare: la scelta del disegno, a nostro avviso, non appropriato; la sua dimensione eccessiva rispetto allo spazio; la sua linearità che non lo rende “leggibile”; l’impostazione non risolta di questo in relazione alle vie che confluiscono nella piazza; la mancata ”indicazione”, tramite lastre a terra, della percorribilità automobilistica.
Pur volendo mantenere tutti gli elementi (disegnativi, simbolici, di materiale, ecc.), crediamo che più adeguata sistemazione sarebbe stato un disegno più contenuto – con la riduzione del nucleo che genera il suo sviluppo e contiene le suddette lettere- e soprattutto in diretta relazione fisica e, quindi, simbolica con la facciata della chiesa. Tale riduzione avrebbe consentito di integrare, come detto, nella decorazione del disegno, utili percorsi lastricati per le automobili (fungibili anche come direzione di marcia) provenienti dal “Calvario” e dei pedoni, così come sarebbero stati utili lungo la direzione della “strada” che percorre la piazza dal lato opposto alla facciata.
Un’altra questione nevralgica - non si sa se legata ad un’amnesia del progettista o a una più calcolata scelta politica che avrebbe “disturbato” (contrapposto?) alcuni cittadini, le cui case delimitano la piazza stessa - è non aver incluso nel progetto la sistemazione di quelle aree fronte casa che, indebitamente, sono state “privatizzate” con delimitazioni di inferriate e cancelli disomogenei e anti estetici.
Un intervento che mira a riqualificare un’area nel suo uso come nel suo aspetto, avrebbe dovuto sanare non solo una situazione di illegalità (sarebbe stato l’inizio per fermare piccoli abusi che ancora oggi si perpetuano), legata all’appropriazione del suolo pubblico, quanto provvedere al ridisegno complessivo e coerente dello spazio.
Un aspetto non secondario degli interventi negli spazi pubblici è stabilire relazioni non solo, come si diceva, con lo spazio “fisico”, ma con il luogo cioè con il contesto, con gli abitanti che quello spazio vivono. Se solo si fosse parlato con i cittadini “dei recinti”, spiegando loro il migliore aspetto che l’intera piazza avrebbe assunto, se solo si fossero resi partecipi del fatto che quella piazza è vissuta principalmente da loro, ma appartiene a tutti e che la bellezza migliora l’ambiente ma anche le persone, credo che non ci sarebbero stati problemi alla pacifica rimozione di quelle disorganiche brutture».

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