San Marco, manca la logopedista nel Distretto sanitario In evidenza

  • È da oltre un anno che il servizio pubblico non è disponibile
San Marco, manca la logopedista nel Distretto sanitario

SAN MARCO ARGENTANO - La persistente assenza della figura di logopedista e la mancanza di risposte da parte dell’Azienda sanitaria ha indotto una donna di Malvito, madre di un minore affetto sin dalla nascita dalla Sindrome di down, a passare alle vie di fatto. La mamma, infatti, dopo gli appelli personali fatti già ad ottobre 2016 sull’assenza della figura fondamentale perlomeno per lenire alcune problematiche, è andata oltre.

Intanto la donna non è più da sola ma fa parte dell’Associazione di volontariato “Oltre le barriere” presieduto da Esperia Piluso, sodalizio nato proprio allo scopo di sollecitare alcune problematiche connesse ai ragazzi disabili. E tramite la stessa Associazione si è rivolta ad un legale che ha chiesto «il ripristino del percorso terapeutico di logopedia del Distretto sanitario Esaro - Pollino». Al momento, però, neanche questo intervento avrebbe sortito gli effetti sperati, tanto è vero che il legale e l’Associazione chiederanno un incontro al Direttore generale dell’Asp Raffaele Mauro. In mancanza di riscontri certi, dunque, saranno attivate tutte le tutele di diritti ed interessi precisi. «La sospensione del percorso terapeutico di logopedia – si legge nella missiva legale inoltrata all’Asp – è avvenuta da aprile 2016 (quindi oltre un anno) nel Distretto sanitario frequentato dal piccolo, con gravissime e conseguenti ripercussioni negative ai danni del minore». Nonostante i reiterati solleciti non sono state predisposte adeguate soluzioni, né tanto meno dato riscontro a quanto segnalato. Il posto della figura professionale risulta in altre parole “vacante” poiché la titolare è assente per maternità. E nessuna sostituzione c’è stata con analoga figura. «La sospensione – chiosa la missiva – comporta innumerevoli disagi, dovendo ricorrere alla fruizione del servizio presso centri a pagamento o spostarsi in altri distretti della stessa Asp, dove spesso s’allungano le liste di attesa, oltre al fatto che si determina anche una regressione dei progressi e dei risultati ottenuti per aver usufruito di tale percorso, rischiando di mettere quindi in discussione tutto il processo svolto e non tenendo nella dovuta considerazione l’aspetto inerente la continuità terapeutica, fondamentale per bambini con "esigenze speciali"».

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