Santa Caterina, chiesto l’intervento regionale per l’amianto di Triscioli In evidenza

  • Interessa anche i comuni di San Marco, Fagnano e Roggiano
Santa Caterina, chiesto l’intervento regionale per l’amianto di Triscioli

S. CATERINA ALBANESE - Il recente sequestro dell’ex fornace di laterizi di località Triscioli da parte dei militari dell’Arma della Compagnia Carabinieri di San Marco Argentano ha riacceso i riflettori su una vicenda che si trascina ormai da tempo immemore. Quei 20mila metri quadri d’amianto sulla copertura dell’ex fornace rappresentano, in altri termini, una vera e propria bomba ecologica nel bel mezzo della valle dell’Esaro.

Della questione se n’è occupata l’ultima seduta consiliare convocata dal sindaco Roberto Lavalle, per il cosiddetto “P.r.a.c.” ovvero il Piano regionale amianto per la Calabria per la richiesta d'inserimento dell’area ex Fil nell’elenco dei siti ad alto rischio presso gli uffici regionali. Il civico consesso, in modo unanime, si è espresso per una richiesta alla Regione Calabria d’intervento urgente e straordinario atto alla bonifica dell’amianto. «Abbiamo esaurito – ha detto il sindaco nella sua relazione – tutte le possibilità che possano far risolvere all’Ente, da solo, l’insostenibile situazione e siamo fiduciosi solo verso l’Ona (Osservatorio Nazionale sull’Amianto) Associazione d’utilità sociale, a cui abbiamo aderito e che si sta prodigando in termini d’assistenza e consulenza in materia». Il Consiglio, alla luce del fatto che «in località Triscioli insiste l’ex fabbrica di laterizi abbandonata da anni e le cui vicende, note a tutti, si sono concluse con sentenza di fallimento dell’11 novembre 1998 del Tribunale di Cosenza», ha fatto capire come «la curatela fallimentare della società non ha mai attuato alcuna misura di messa in sicurezza del sito né tantomeno di bonifica dell’area interessata, anzi, s’è opposta all’Ordinanza n. 18 del 22 aprile 2010 con la quale il sindaco aveva ingiunto al curatore fallimentare la messa in sicurezza dell’area». A ciò si aggiunga che per l’Asp di Cosenza esiste «un evidente peggioramento delle condizioni ambientali non essendo stato ancora realizzato alcun intervento di mitigazione del rischio di inquinamento da amianto, specie per lo stato d’avanzato e diffuso degrado delle lastre presenti nelle strutture dell’ex opificio che comporta un processo di rilascio delle fibre d’amianto che, con molta probabilità, estende i suoi gravi effetti oltre che sul territorio comunale anche alle aree urbanizzate dei comuni contermini di San Marco Argentano, Fagnano Castello e Roggiano Gravina».

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