Oliverio alla presentazione del libro “I ragazzi venuti dal mare”

  • Il volume narra, e vuole condividere, una bellissima esperienza di accoglienza vissuta personalmente dall'autrice
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Oliverio alla presentazione del libro “I ragazzi venuti dal mare”

SANT'AGATA DI ESARO - (comunicato stampa). E’ stata una intensa occasione per una riflessione a più voci sulle migrazioni, gli sbarchi, l’accoglienza e l’integrazione, la presentazione del libro “I ragazzi venuti dal mare” di Elena Fiore Pisapia, avvenuta nel pomeriggio di ieri nell’Aula consiliare del Comune di Sant’Agata di Esaro. Una occorrenza che ha dato modo al presidente della Regione Mario Oliverio di ritornare sui temi frutto complesso di fenomeni dalla mai persa caratteristica di attualità, sovente drammatica, di problema tra i più grandi che si pongono a Stati ed istituzioni ma anche alla coscienza dei singoli.

Il volume narra, e vuole condividere, una bellissima esperienza di accoglienza vissuta personalmente dall'autrice così come da tutta una comunità, quella della cittadina incastonata nella Valle dell'Esaro, nel suo particolare paesaggio che fa da sfondo alla vicenda raccontata, che ha accolto giovani migranti venuti dall'Africa.
Ragazzi venuti dal mare, appunto, solcato e affrontato insieme al noto carico di dolore e sofferenze, unito a speranza. Migranti, che incontrano passione umana e amore verso il prossimo, sperimentando il dono della fratellanza e dell'amicizia, nella terra, come dice ed insegna agli ospiti lontani l'autrice, di San Francesco di Paola, migrante abch’egli, passato nella fede e nella storia a praticare e diffondere la carità. Un approdo felice, seppure temporaneo, destinato a lasciare tracce profonde.
Tra le presenze all'evento, coordinato dal giornalista Filippo Veltri, il Sindaco di Riace Mimmo Lucano ed il vicesindaco di Acquaformosa Giovanni Manoccio. A discutere ancora del libro, la deputata Enza Bruno Bossio, i Sindaci di Sant’Agata di Esaro Luca Branda e di San Marco Argentano Virginia Mariotti, Marzia Gallo, presidente del Caffè Letterario " Antonio Borrelli", Carmen Barbalace che ha firmato la prefazione del volume presentato, Sestilia Pellicano presidente dell’associazione culturale “Pretiosa Project” di Roma.
" È da ringraziare sinceramente l'autrice- ha detto nel suo intervento Oliverio- perché con il suo lavoro non solo racconta un vissuto ma dona una testimonianza sul come il fenomeno dell'immigrazione, con tutto quello che si porta dietro, lacerazione, strappi, ingiustizie può essere affrontato e viene affrontato in questa regione. Ci sono esperienze importati che mostrano, nelle differenze, l’esistenza di qualcosa che va oltre il contingente: nel dna di questa regione, delle sue comunità c’è una interiorità che fa esprimere l’accoglienza come normalità”.
“Il libro- ha voluto sottolineare ancora- aiuta a far crescere, ma anche partecipare una cultura ed una dimensione di cui abbiamo bisogno rispetto alla questione dell'immigrazione che oggi si ripropone in maniera diversa rispetto ad altre fasi della storia.  Questa piaga è frutto degli squilibri che a livello mondiale si sono determinati, dello sfruttamento, da parte di gruppi ristretti, di continenti, di grandi contraddizioni che esploderanno sempre più. Di ciò occorre avere piena consapevolezza poiché con questi fenomeni dovremo fare sempre più i conti, misurarsi. Può esserci un governo intelligente dei percorsi- ha indicato Oliverio- che risponde alle esigenze di umanità, di giustizia sociale, al modo migliore per mantenere una coesistenza pacifica. I flussi non possono essere governati con i respingimenti”. “L’esperienza di Riace- ha affermato il presidente della Regione-  lo insegna: l'accoglienza non è una messa in deposito di uomini, donne, bambini ma è costruita sul rispetto della dignità della persona; è una accoglienza che fa dei flussi fattore di crescita e di sviluppo. Modelli come questi non possono incontrare indifferenza o cecità burocratica. L'accoglienza è, ancora, un metodo che parte innanzitutto dal rispetto della persona che la società civile non deve smarrire mai. La Calabria, da questo punto di vista, anche per il simbolo che è diventato Riace, deve essere orgogliosa. Il progetto che deve assumere l’Europa, oltre che l’Italia, è questo; un modello che potrebbe essere studiato e mutuato, assieme a reali politiche di intervento, di crescita, nei paesi di provenienza”. “La Regione- ha detto infine Oliverio- non ha compiti specifici in materia, che sono dello Stato, ma io credo che non si possa rimanere alla finestra, a guardare. Occorre essere dentro questi processi e far avanzare politiche che vanno in questo senso. Una società libera dalle paure è quella alimentata dalla cultura della tolleranza e del rispetto. L’accoglienza ne è parte fondamentale e ben lo sa la Calabria, fatta di Riace, di tanti altri comuni che stanno imboccando questa strada e che bisogna aiutare nel costruire le cose”.

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