Mimmo Canonico, Pittura e Natura… con Amore

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francesco fuscaCosì come la Storia dell’Umanità è stata scritta dai ‘pochi’ per/contro i ‘molti’ e dai ‘pochi’ per/a favore dei ‘pochi’; alla stessa maniera, per la Storia dell’Arte… Insomma, gli ultimi -i vinti- sono descritti e scritti dai ‘pochi’ potenti -di mezzi economici, finanziari, politici…- e, quindi, immaginiamo facilmente come…
Piegare la schiena e leccare davanti al padrone di turno (politico, economico, sindacale, informatico, cinematografico, …) è il mestiere di molti, da sempre, ovunque; fare il camaleonte, per assumere il colore del carro del vincitore, su cui salire velocemente, è il comportamento, diffuso, ieri come oggi, da parte di molti.

Dignità onestà coerenza impegno responsabilità… sono parole-concetti di poco conto, di poco peso etico, di scarsa valenza relazionale. E così, diffusamente, si assiste allo scambismo voltafaccismo… Disgusto e ribrezzo provano le poche Persone dignitose oneste coerenti impegnate responsabili…, ancora rimaste in circolazione, e non ostentano ansia tensione orgasmo per l’APPARIRE, per l’AVERE, per il POTERE…, oggi tanto alla moda e che così tanto contagia, patologicamente…
Il maestro Mimmo CANONICO, da questo punto di vista valoriale, è un PITTORE INATTUALE, senza - fuori Tempo e senza Spazio – fuori/senza Società glocale massificata reificata… Insomma fuori, dunque senza…
Libero illuminato anarchico percorre le strade del mondo, a testa alta, con Cultura e modèstia. Umile con tutti, che tratta -tutti- alla pari, aggressivo al punto giusto, all’occorrenza, quando incontra qualche cialtrone, trònfio e rozzo, di cui il mondo è pieno. Da questo punto di vista, Mimmo Canonico (e la sua Arte) lo possiamo tranquillamente definire un aristocratico, nobilmente elitario, un Uomo libero innamorato dell’Arte, della Pittura.
Lontano-alto-gigante sulle diffuse piccinerie, sui sempre strabocchevoli egoismi invidiuzze bassismi avarizie…, il pittore di Cassano all’Ionio sparge, a larghe mani, fiori per le QUATTRO STAGIONI dell’anno. Regala, tra monocròmi e nevicate, sorrisi fiori gioie per tutti; rose, in particolare, a ognuno, Donne e Uomini: lo spettro caleidoscopico della sua tenera morbida inimitabile tavolozza vibra ibrida sfuma fiori ed erbe, case e crepe, nature morte e piane composizioni: i venti del Sud e le candide vergini nevi delle montagne…
E poi le ROSE. Rosa come l’Origine du monde di Gustave COURBET; Rosa nel senso della locuzione latina di Umberto ECO, che chiude il suo Il nome della rosa con: Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus ("la rosa, che era, [ora] esiste solo nel nome, noi possediamo soltanto nudi nomi").
E dunque, col buon Mimmo, Rose a bizzeffe per tutti. Soffiate dal palmo della mano, generosa, sempre e ovunque, le sue rose colpiscono il cuore, la parte più intelligente dell’emozione, e profumano delizia gioia candòre. Sono una ventata d’aria salùbre, ossigeno pulito nella tanta anidride carbonica di cui è infetta l’aria dell’odierno mordi e fuggi e dell’iniquo usa e getta…
Ogni possibile immaginabile concepibile tavolozza dei colori è, in Canonico, una polifonìa delle note, un’armonìa delle emozioni, un’alchmìa delle sensazioni che sono, al contempo, sensuali ed erotiche, inquiete e malinconiche, e ispirano e realizzano la Grande Bellezza - il Mistero - l’Infinito…

LA PALIANO DI MIMMO CANONICO
E la nave va! Parliamo della ‘nave’ del maestro Canonico da Cassano all’Ionio (Cosenza) che oggi attracca nella bella ‘isola’ di Paliano (Frosinone), che risplende anche della luce e del calore delle memorabili pagine di Storia dei CARAVAGGIO, dei COLONNA, dei BORROMEO, …
Il Viaggio continua e, oggi, con la sua tappa a Paliano, il pittore calabrese fa esperienza di un ambiente umano accattivante sia sotto il profilo umano e socio-culturale, sia sotto il profilo artistico-letterario e pittorico.
Il tufo color rosso-pompeiano, che la fa da padrona nella Comunità, emana un calore e una luce eccezionali! È difficile incappare in paesaggi antropologici simili, dove l’esperienza umana che si va compiendo è tanto intrigante misteriosa affascinante…
Ebbene, al visitatore sbalordito e curioso appare davvero singolare lo scenario dei panni stesi quasi a festa, con le loro variopinte sfumature, diversamente eloquenti. Le mura delle case, delle chiese, dei castelli… si rivelano, in qualche modo, lo specchio di chi li ha pensati e costruiti: quasi la spiritualità dei luoghi, l’ anelito utopico e valoriale della migliore Umanità.
Il Catalogo si può suddividere in due parti: l’una è un inno d’Amore per Paliano e per la sua pudìca verecòndia; l’altra parte continua un discorso mai dismesso, che vede Canonico impegnatissimo nella ricerca -senza fine- dell’al di là delle Composizioni che esplorano e studiano il monocromo, le àgavi, i fichi d’ India, le nevicate, le spiagge con alberi e vento…
Ci pare opportuno qui annotare che, di quando in quando, il Vento, nei quadri di Canonico, è un elemento naturale che ritorna come protagonista e che sembra indicare, nel disorientamento odierno dell’Umanità e nella perdita di Senso valoriale, un luogo, forse un luogo dell’anima, un’Utopìa a cui tendere e dove abitare la Felicità…
Insomma, Canonico oggi è tesissimo. Lo alimenta e lo nutre la sua voglia incessante di lavorare sperimentare conoscere: come Ibrahim KODRA, il caro amato Maestro, il Titàno dell’ Arte mondiale del Novecento, suo Amico nostro Amico…
Dichiara Mimmo Canonico: «Questa personale, questa mostra a Paliano, per me è una sfida! Per essa non dormo la notte: mi vengono tanti pensieri e mi sveglio con tante idee, mi agito, sono scontento. L’Arte, la Pittura, mettono in me un’ansia continua di fare di più, di fare meglio -sempre nell’originalità e nella creatività- per guardare oltre la siepe, per cogliere le scintille del fuoco universale che governa l’Infinito…».

Corigliano Calabro (Cosenza), marzo 2.009

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MIMMO CANONICO, PITTORE: L’ANDATA SENZA RITORNO
-Predica sacra. Forse un’omelìa-
Nel panorama artistico del Novecento italiano, la pittura di Mimmo Canonico, da Cassano all’Ionio, ha una sua dignità decoro onorabilità.
Aquila reale -nelle distese di corvi, che volano basso e che gracchiano ai venti, e di cui il buon Dio ci ha abbondantemente dotati- il maestro di Cassano percorre la seconda metà del Novecento e il primo decennio del XXI secolo a testa alta per originalità sotto vari profili e, in particolare, sotto i profili della ricerca stilistica, delle tecniche, dei contenuti dell’opera d’Arte, della tavolozza da sciogliere nella fusione armonica di Vita e di Arte, come si è cercato di dimostrare nella monografia: MIMMO CANONICO - Pittura e Natura… come Amore (Grafosud, Rossano Calabro 2.004).
I suoi riferimenti artistico-culturali, che ha sempre citato e che sono degli anni Sessanta soprattutto, rappresentano solo la rampa di lancio di uno studio della Natura e dei suoi molteplici panorami scenari orizzonti, che fanno approdare l’Arte di Canonico alla maturazione attuale del ri-torno al monocròmo, delle tele di grandi dimensioni, dell’esaltazione della pieghevolezza delle piante, della musica diversa dei venti, dei colori variopinti e caldi dei raggi del sole sulle àgavi o su Val Formazza, sulle crepe, le erbe, i mattoni, i tetti delle case; i castelli, le chiese, … di Spezzano Albanese e San Demetrio Corone; di Carcoforo (Vercelli) e Val Sesia di Boccioleto (Vercelli); di Corigliano Calabro e Cassano all’Ionio; di Vaccarizzo Albanese, Civita e Lungro; di Acri e Amendolara; di Oriolo e Terranova da Sibari; di San Lorenzo Bellizzi, che Canonico ha amato particolarmente negli ultimi anni della sua avventura umana.
*** * ***
6 agosto 2.010. Il 6 agosto 2.010, alle ore 19:00, dovevo tagliare il nastro e presentare la mostra di Canonico e Lorenzo GUGLIOTTI, a San Lorenzo Bellizzi. Moderatore Franco MAURELLA, giornalista… Richiesta esplicita di Mimmo. Sgradito il rifiuto.
Ci eravamo visti, con Mimmo, a Corigliano, qualche giorno prima, la sera del 17 luglio, in occasione dell’inaugurazione della personale di pittura di Giuseppina PEDÒNE di Afragòla (Napoli). L’ho invitato al tavolo di presidenza, per un suo autorevole intervento sull’opera di Pedone. Come sempre, ha fatto bene la sua parte. Non era in forma, si vedeva e si sentiva. Me l’aveva anche detto.
Alla fine della bella cerimonia, l’ho accompagnato alla sua macchina e con un abbraccio, l’ultimo, ahimé!, l’ho lasciato andare…
Nei giorni successivi -dal 17 luglio al 5 agosto 2.010- ci siamo sentiti più volte, per la mostra da preparare ed allestire a San Lorenzo Bellizzi. Sempre mi diceva di non sentirsi bene.
Io suggerivo il contatto continuo col medico, immaginando i soliti dolori reumatici di cui soffriva da tempo…
*** * ***
5 agosto 2.010. Il 5 agosto, al mattino, ci sentiamo. Erano forse le nove. Mi dice di non stare bene… Comunque, tutto procede, per l’inaugurazione. Poi precisa che alla fine della cerimonia del 6 sarei stato suo ospite, alla cena a base di capretto arrosto, a San Lorenzo. Scherziamo su questo. Ci salutiamo.
L’indomani alle nove circa mi telefona Maurella, come da accordi della sera precedente, ad Amedolara, “da Grillo” (per la festa dei 50 anni di Scuola e vita), per andare insieme, con una sola macchina, a San Lorenzo Bellizzi.
-Non sai?- mi chiede. -Cosa?- rispondo. -Mimmo è ricoverato, in coma. Prima all’ospedale di Corigliano e ora, trasportato con l’elisoccorso, all’ospedale di Cosenza.
Resto di ghiaccio. Sapevo che Mimmo non stava bene, ma da un generico “star male” allo “stato di coma” ce ne passa.
Penso che la realtà della Vita oltrepassa sempre l’immaginazione più fervida e che sorella Morte si diverte a sorprenderci, prima di prenderci -beffarda ed ironica- e di portarci via…
Telefono subito al cellulare di Mimmo e mi risponde la nipote Elvira, che mi conferma la gravità della situazione…
Dopo del coma, la Morte. Tutto il resto è noia. Wilma mi conferma la gravità della situazione. Due settimane, sette più sette circa. Il gioco del Destino. Dico a Wilma che credo nei miracoli. Non so che cosa lei abbia pensato. Io non dispero…
Poi, l’SMS di Wilma. Sono le 18:15 circa dell’anno del Signore 2.010 (20 agosto). L’annuncio: «Ha saputo ‘colorare’ così bene la nostra vita che pensavamo che fosse bellissima! Ora, che restiamo senza di Lui, dovremo cercare di conservare l’Amore grande che ci ha donato. Da oggi Mimmo Canonico non è più tra noi, ma chi ha avuto la fortuna di conoscerlo non lo dimenticherà». Mimmo era nato il 14 maggio 1935.
*** * ***
Canonico e il lavoro. Lavoratore instancabile, come Ibrahim Kodra, credeva nella liberazione dall’ignoranza (e dalla rozzezza dell’incultura e della grossolanità) delle Persone attraverso il Sapere e il suo ‘mezzo’, la Scuola.
-Cosa fai, Mimmo- gli chiedevo di quando in quando e lui: -Lavoro! Rispondeva convinto, sempre, perché credeva nell’etica del lavoro. D’altra parte nomi belli e importanti del panorama culturale italiano, che hanno scritto di lui, lo hanno più volte sottolineato. Qui basti ricordarne, tra i tantissimi, solo alcuni: Pierfranco BRUNI e Giuseppe SELVAGGI, I. Kodra e Leonardo ALARIO, Donato COENNA.
Canonico e l’Amore. La donna, come nella migliore tradizione umanistica (nella Letteratura, nella Storia dell’Arte, …) è il tramite, il ponte ideale tra l’umano e il divino, tra il materiale e l’im-materiale.
La Bellezza della donna è quella scintilla che fa incendiare i cuori e le menti, e che fa produrre, alcune volte, le opere più elevate e sublimi della creatività umana, per sapere di più -sin dove è possibile!- del Mistero che mistura sempre, per le Persone consapevoli…
Mimmo amava l’Amore. Il suo fare gentile e sornione; il suo istrionico eloquio attraeva e legava, attirava e catturava, innamorava… Il suo andar via, oggi, porta con sé -come reliquia in un talismano- segreti e sorrisi, fiori di campo e chitarre battenti.
Canonico e la madre. Che meraviglia! Si lamentava con me: -Franco, ma tu lo sai che mi controlla, che mi dice che sono rincasato tardi, ecc.? Non ce la faccio più! Ma tu pensa, a sessant’anni suonati, e mi comanda a bacchetta, come un bambino …
La mia risposta era: -Sei fortunato. Gòditela questa mamma, fin che c’è. Poi, cosa fai, porti fiori al cimitero? Mi sorrideva. Comprendeva. Aggiungeva soltanto: -Guarda che, comunque, è dura!
La mamma di Mimmo era una donna vivace. Nei primi anni Novanta del secolo scorso le portavo libri da leggere, che gradiva molto e che leggeva… senza occhiali. Parlava il dialetto cassanese stretto e mi metteva in difficoltà. Aveva novant’anni e oltre. Se n’è andata nel 2.005, circondata dall’affetto dei parenti e degli amici. Era del 1910.
Mimmo, la dipartita della mamma, l’ha vissuta molto dolorosamente…
*** * ***
È difficile dire cos’è la Vita ed è difficile dire cos’è la Morte. Entrambe fanno parte del VIAGGIO, che è, diversamente, giudicato breve o lungo, bello o brutto, ricco o povero, … Certo è che si tratta di un Viaggio misterioso, il cui fine sfugge a tutti, tranne che agli idioti. Altro argomento è la fede, che è una ricchezza impagabile…
Il maestro Canonico ha dato un Senso all’esistenza, ha puntato sui Valori; in primis, sui Valori dell’Amicizia, dell’Arte e della Cultura, della Civiltà.
Mai ‘acquistabile’, mai “in vendita”: Canonico cammina sempre con la schiena dritta e la testa alta, con l’onestà e la dignità dei Grandi, e come per tutti i veri Artisti, Poeti e i Pittori soprattutto, anche per il maestro di Cassano all’Ionio vale il detto antico: Carmina non dant panem. Si veda, a mo’ d’esempio, Amedeo MODIGLIANI (1884-1920), Aldo PALAZZESCHI (1885-1974), …
Mimmo è un Uomo di manica larga; è altruista, sempre disponibile, buono. Non chiede mai niente a nessuno: se può, dà. Quasi come un antico samurai…
Se ne va oggi, dunque, Mimmo Canonico e io perdo -noi perdiamo- un Amico. Lo perdo nel senso che non lo vedrò, ahimé!, più né più… lo sfotterò: che non lavorerò più con lui; e che, con lui, più non giocherò… L’Amicizia per Canonico è sacra. Come lo è per me.
Non imparerò, da lui, più nulla, ahimé!, …
*** * ***
Oggi divento più povero di quanto già non sia, anche se mi resta la grande speranza che ci rivedremo un giorno, immagino, in un’isola fatata, magica, incantata in mezzo al Mare e con Ibrahim KODRA e Alda MERINI, con Mimmo ROTELLA e Cesare PAVESE e Giuseppe UNGARETTI, e Vincent Van GOGH, …, canteremo e balleremo, e allegri sino alla Felicità, brinderemo al mistero del Viaggio -della Vita che va- che solo l’Amore addolcisce e rende lieve. Ma bisogna saperlo! E, allora, per Mimmo, con Alfredo e Violetta di VERDI:
-Libiamo, libiamo ne’ lieti calici, / che la bellezza infiora; / e la fuggevol fuggevol' ora / s'inebrii a voluttà. / Libiam ne' dolci fremiti / che suscita l'amore, / poiché quell'occhio al core / onnipotente va. / Libiamo, amore; amor fra i calici / più caldi baci avrà.
-Tra voi, tra voi saprò dividere / il tempo mio giocondo; / tutto è follia follia nel mondo / Ciò che non è piacer. / Godiam, fugace e rapido / è il gaudio dell'amore; / è un fior che nasce e muore, / né più si può goder. / Godiam c'invita c'invita un fervido / accento lusighier.
Ciao, Mimmo

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