Luoghi dell’anima - la foto storica in Mario CARBONE -

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francesco fuscaLa lunga storia di ricerca di Mario Carbone da San Sosti (Cosenza) approda, nel Tempo, a una sempre più luminosa equilibrata serena visione del mondo.
Si dirà: -Con gli anni che passano, con le tante esperienze negative e positive che si compiono, con tutte le relazioni umane che si intrecciano con antropologie diverse e con geografìe differenti, ebbene tutto ciò porta direttamente alla Saggezza.


Non è necessariamente, diffusamente, così! Se Saggezza vuole soprattutto dire capacità di pensare e agire secondo criteri di prudenza, di equilibrio e di accortezza anche in base all’esperienza, ebbene per il maestro Carbone essa -la Saggezza- è un percorso di vita intimo: interno-esterno-interno dalla parte dei Valori e, dunque, in nome e per conto della Libertà, della Democrazia, della Pluralità, della Giustizia, del Lavoro, …
Il percorso storico dell’artista di San Sosti è, chiaramente, un PERCORSO DELL’ANIMA che cerca esplora coglie i Luoghi dell’anima: con le sue metafore e i suoi registri, con i suoi simboli e i suoi segni talismani figure allegorìe…
L’accezione, ovviamente, è dimensione laica di Lavoro: dalla parte dei più, dei poveri, degli ultimi; è fatica di vivere tra discriminazioni disparità pregiudizi; è scelta esistenziale di Senso e, dunque, scelta morale etica ontologica.
La Fotografìa d’Arte di Mario Carbone è specchio dell’Arte della sua Fotografìa. Essa percorre interpreta definisce alcune diecine di anni dell’ultimo Novecento e alcuni anni di questo secolo in cammino. Essa è, al contempo, messaggio e denuncia, informazione e comunicazione ‘calda’. Essa sviluppa e matura, dunque, capitoli di Storia vera e non leggende, scritti più dai vinti che dai vincitori. Essa -la Fotografìa antropologica di Carbone- si concentra anche sui protagonisti dell’Arte tout court e i suoi riflettori illuminano a giorno non poche Persone (e personaggi) fatti situazioni episodi scorci panorami orizzonti…
L’obiettivo, nella sua scala cromatica della scelta di Luci e Ombre (accattivanti) e di Colori (caldi), predilige e indugia, con pudòre, sui soggetti e gli oggetti della vita semplice povera genuina, magari armoniosamente felice dei Luoghi dell’anima del cammino esistenziale dell’Umanità.
Dalla prima mostra fotografica della Storia (25 gennaio 1839) ad oggi, … acqua ne è passata sotto i ponti. Benedetta la querelle tra DAGUERRE e TALBOT che, tra invidiuzze e gelosìe, portò alla mostra del 1839, in cui Talbot espose, per la prima volta, i suoi Disegni fotogenici.
È sicuramente interessante -per gli addetti ai lavori e per i ricercatori fisiologicamente curiosi- leggere e riflettere sul volume curato da Alessandra MAURO (Photoshw, Contrasto editore, pp. 272, €. 45,00), per conoscere il faticoso contrastato impegnativo percorso d’identità della Fotografìa d’Arte, per capire la grossa difficoltà di proporre tenere sostenere un linguaggio che è assolutamente diverso da quelli usati dalle altre Arti…
Il linguaggio multimediale incombe!
Ce la farà la nostra ‘eroina’ -la Fotografìa d’Arte- a sopravvivere, ad avere una identità, a svolgere il suo compito di ricerca nelle Culture e nelle Civiltà, che avanzano? E, tutto ciò, non senza sobbalzi e contraddizioni, non senza fraintendimenti e intuizioni, creatività, originalità, illuminazioni, “mano sinistra”?
La profezia di Walter BENJAMIN, secondo la quale: è proprio con la fotografia che l’arte rimpiazza il valore di culto con quello di esposizione, oggi, nell’era di Internet -nella nostra Società della Conoscenza: Società Glocale Massificata Liquida- la fotografia non ha più bisogno di pareti e neppure di pagine di libro. Appese a miliardi sui muri virtuali dei social network, le neo-foto si mostrano in quantità superiore alle nostre capacità di vederle tutte. (…). L’immagine ora ci inghiotte. La mostra è diventato un mostro.

E, dunque, resta profondo e fondamentale, tra l’altro, il concetto, pregnante, che richiama alla mente Mario Carbone e le Tracce di Storia della sua ricerca scientifica, secondo il quale:
Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira
la testa, l’occhio e il cuore.
È un modo di vivere…
Henri CARTIER-BRESSON


*** * ***
Per approfondire, tra l’altro, ci si può documentare con: Photoshow, che è un libro in cui si studia, per la prima volta la storia della fotografia attraverso le grandi mostre internazionali.
Prima ancora del suo atto di nascita ufficiale (agosto 1839), prima  ancora di essere raccolta e stampata in un libro, la fotografia è stata esposta in una serie di mostre e presentata al pubblico perché tutti potessero conoscerla e apprezzarla. Come un lungo e avvincente racconto, i capitoli di questo volume, illustrati dalle immagini d’epoca e dagli allestimenti originali, ripercorrono i momenti salienti, i protagonisti, le opere di una storia ancora in evoluzione. Se è vero che allestire una mostra significa cercare alleati per una battaglia, tante sono state quelle condotte dalla fotografia in nome di un’identità linguistica da affermare e ribadire.
Dalla prima mostra fotografica,  a  Parigi nell’agosto 1839, alla Great Exhibition di Londra del 1851,  alla tedesca Film und Foto del 1929, alle grandi mostre del MoMA di New York – prima fra tutte, The Family of Man – per arrivare a quelle del nuovo millennio, come Here is new york per cui , all’epoca dei social network e delle piattaforme di condivisione delle immagini, curare mostre di fotografia significa affrontare le sfide di una società “visiva” come  la nostra.
Photoshow è il frutto di un lungo lavoro collettivo, con testi e contributi di curatori e studiosi internazionali tra i più attenti a quanto è avvenuto, avviene e sta per avvenire nella fotografia: Gerry Badger, Quentin Bajac, Michel Frizot,  Alessandra Mauro, Paul-Louis Roubert, David Spencer, Alessia Tagliaventi, Charles Traub, Lélia Wanick Salgado,
Francesco Zanot.
***Alessandra Mauro, curatrice del volume, è direttrice editoriale di Contrasto e direttrice artistica della Fondazione Forma per la Fotografia di Milano. Ha curato numerose mostre e pubblicazioni dedicate alla fotografia.

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