Quando la smetteremo di fare i mafiosi?

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Sicuramente c’è una Calabria di ‘ndranghetari e di arruffoni, di lestofanti e di maneggioni, …; e c’è però, anche e soprattutto, una Calabria di Persone oneste, che si alzano all’alba, ogni giorno, e vanno a lavorare, senza rubare o ‘drogare’, senza imbrogliare o  sparare, senza… Senza delinquere. Anche vivendo a volte nella precarietà, in miseria o disperatamente.

La Calabria e il Meridione d’Italia sono Terre sacre. Sante e benedette. Difficili e scontrose, questo sì! Amare… E tuttavia…
E tuttavia le Persone che la abitano, questa Terra di Santi e di Briganti, ma soprattutto di Poeti, sono Persone perbene, dabbene. Diffusamente. Con Leonida RÈPACI e oltre.  
«Quando fu il giorno della Calabria,
Dio si trovò in 15.000 km² di argilla verde con riflessi viola
e promise di fare un capolavoro.
Si mise all’ opera
e la Calabria uscì dalle Sue mani
più bella della California e delle Hawaii,
più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino,
all’ Aspromonte l’ ulivo,
allo Stretto il pescespada,
a Rosarno l’ arancio,
alle montagne il canto del pastore errante,
al greppo la ginestra,
alla piana la vigna,
alle spiagge la solitudine,
all’ onda il riflesso del sole.
Per la primavera concesse il sole,
per l’ estate… il sole,
per l’ autunno… il sole,
per l’ inverno… il sole.
(…)»
***
Il libro del giudice Giuseppe AJALA (Troppe coincidenze - Mafia, politica, apparati deviati, giustizia: relazioni pericolose e occasioni perdute - Mondadori, Milano 2.012, pp. 170, €. 12,00) è triste e amaro. Meticoloso. Certosino nel dire e ri-dire, nello scrivere e circo-scrivere, nell’indicare precisare approfondire…  
Il passato, e le sue storie, ha il volto cattivo del lupo e lo sguardo dolce dell’agnello. Giovanni FALCONE. Paolo BORSELLINO. Nomi e lacrime. Vent’anni di galleggiamento. Chi copre chi? Alla ricerca dei colpevoli.
Noi siamo i colpevoli, per non avere inculcato la forma mentis della Legge (con la Le rigorosamente maiuscola), a partire dalla Costituzione repubblicana. Della Democrazia. Del Pluralismo. Come siamo i colpevoli delle circa settanta guerre che insanguinano il Pianeta. Come siamo i colpevoli dello sterminio di sei milioni di Persone… Il nazi-fascismo: ve lo raccomandiamo. Dachau e Auschwitz. Ma anche le Foibe. Hiroshima e Nagasaki. Le ragioni della Ragione. E non ci parlate, per l’amor di Dio, delle guerre giuste, delle bombe intelligenti, …
Quando la smetteremo di ‘ragionare’ e incominceremo a fondare, col cuore, il Nuovo Umanesimo? La Cultura (meglio le culture) è il centro dell’universo della Civiltà (meglio le Civiltà). “Fare le menti” (da MONTAIGNE allo strumento-testa di Aristide GABELLIi, alla testa ben fatta di Edgar MORIN).
***
«Non esiste criminale che non aspiri a diventare un grande criminale, capo, boss. E non esiste capo o boss che non desideri diventare una persona pulita. Di morire di morte naturale nel suo letto, circondato dall’affetto di figli e nipoti, libero dall’incubo del carcere o dallo spettro dei grammi di piombo che metteranno la parola ‘fine’ alla sua sciagurata esistenza. Però, riflettete: per diventare un grande criminale devi essere il Numero Uno della strada.
Ma per diventare ‘normale’ devi voltare le spalle alla strada. E sarà proprio allora, in quel momento, che la strada ti volterà le spalle. Verrà qualcuno più spietato e più violento, più crudele e più affamato di te. E prenderà il tuo posto. Nell’unico modo possibile, in questo ambiente: spazzandoti via». Giancarlo DE CATALDO (dal volume: In giustizia, Rizzoli) (magistrato del processo di Assise della Banda della Magliana).
***
«Le trasformazioni subite dal sodalizio mafioso nel tempo sono tutte legate, invero, ai cambiamenti della società ma soprattutto del contesto economico. La mafia delle campagne rimane legata al feudo sino a quando l’economia siciliana resta fondata sull’agricoltura. L’esplosione della speculazione edilizia le dischiude un nuovo fronte di arricchimento. Gli utili conseguiti raggiungono livelli senza precedenti. Il ruolo del profitto diviene più centrale che mai.  La mafia si apre allora al contrabbando dei tabacchi, attratta dai rilevanti guadagni che questo assicura. L’organizzazione, superati gli angusti confini dell’isola, appresta inediti canali operativi, non solo per l’approvigionamento del prodotto, ma anche per il ‘riciclaggio’ dei capitali lucrati» (p. 31).
Siamo nel 1989. 23 anni fa. Un articolo richiesto da Flores d’ARCAIS per Micromega sulla questione mafia in Sicilia e oltre che doveva scrivere Giovanni falcone. Che, invece, scrive Ajala, perché Falcone doveva andare negli Stati Uniti.
Ajala lo scrive. Lo sottopone al giudizio di Falcone che gli dice: «Non mi chiedere di cambiare una sola virgola. Non saprei quale. È perfetto». Ajala non sa che l’indicazione del suo nome a Flores d’Arcais, per l’articolo da scrivere, l’aveva data Falcone stesso. Per la fiducia e la stima. Evidentemente. Convinto, pertanto, e garantendo.
Ne parliamo oggi, coi fari puntati su, perché si tratta di un’analisi premonitrice, che, descrivendo il fenomeno mafioso e le sue facce/tracce, anticipa i tempi le strategie le tecniche del pensare/dire/fare mafioso. L’analisi è lunga e spietata. Già alla fine degli anni Ottanta, dello scorso secolo, molte cose sono chiare. Ma il livello ‘superiore’ è quello politico, di chi governa e amministra il Paese. La volontà di intervenire e risolvere, quanto più possibile, non c’è. È incerta e confusa. Anche collusa distorta deviata. Non c’è una strategìa operativa, una regìa olistica…
***
Il pensare dire fare di Nicola GRATTÈRI fa pendant, nella ricchezza delle diversità, con quelli di Giuseppe Ajala. Sentiamo Grattèri: Oggi occorre quella che si può brevemente definire:  -La ricetta del lungo tempo!-  per sottolineare, in buona sostanza, l’adagio: “Gutta cavat lapidem”.
Iniziare il lavoro bene e svolgerlo quotidianamente: -Lo strapotere di una minoranza di mafiosi, nel giro di 4-5 anni, può sicuramente essere vinto o comunque in 4-5 anni, le mafie si possono emarginare!-
Investire in Cultura. Ai giovani dico: -Studiate! Nella Scuola di oggi c’è un eccesso di democrazia: i ragazzi vivono allo stato brado.
La Scuola a tempo pieno è un’organizzazione importante,  perché  si tolgono dalle case e dai
genitori mafiosi per molto tempo al giorno, i bambini.
Lo Stato ci deve credere. I Governi (il potere)  non hanno mai voluto investire in Cultura, non
hanno mai voluto una Giustizia che funzioni: se la gente non è colta e pensa di meno, disturba di meno “il timoniere” … (…)
La ‘ndrangheta, che è dappertutto (tutto è diviso e controllato a zone) condiziona ogni decisione delle persone, ogni movimento, ogni acquisto… Essa è dovunque: dove c’è da gestire danaro, essa è presente: come in Calabria e in Italia così è diffusa tra Germania, Belgio e Olanda.
Ciò che preoccupa davvero è l’assuefazione della gente al fenomeno mafioso…
***
«Fra Cosa Nostra e il mondo politico  -scrive con convinzione Giuseppe Ajala-   esistono stretti rapporti di tipo affaristico ed elettorale. Solo a Palermo l’associazioni criminosa controlla centottantamila voti, secondo una logica di scambio di cui gli esponenti dei partiti sono perfettamente coscienti» (p. 29).
***
«La scuola è diversa dall’aula del tribunale.
Per voi magistrati vale solo ciò che è la legge stabilita.
La scuola, invece, siede tra il passato e il futuro
E deve averli presenti entrambi.
E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio:
da un lato formare in loro il senso della legalità; (…)
dall’altro la volontà di leggi migliori,
cioè il senso politico»
don Lorenzo MILANI. Dalla Lettera ai giudici
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