L'immagine sbiadita della Scuola italiana

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Pallida icona, quasi un sacrario, la Scuola del nostro Paese perde sempre più colpi, peso, significato. Un requiem, se non ci si smuove, non glielo negherà nessuno!
In balia delle onde, la Scuola d’Italia, come barca in mezzo al mare in gran tempesta, e col tempo che non tende a migliorare, essa si agita e sbraita, si dimena e protesta. A vuoto, tra confusioni e perdita di Senso… I giorni passano, passano i mesi, ormai gli anni: ti ritrovi in mezzo a una strada dopo dieci, vent’anni di onorato servizio.
Il precariato scolastico va eliminato, si dice. Parole sante! Ma come? Anche così, ‘tagliando’ Persone, si sostiene impunemente… Persone che hanno lavorato, senza demerito, con lo stesso Stato, con la stessa Costituzione repubblicana, cacciati… L’Italia è «una Repubblica democratica, fondata sul lavoro»; «Tutti i cittadini hanno parità dignità sociale e sono uguali…»: tranne che alcuni che sono più uguali degli altri…
Alla fine di ottobre 2.010 ancora ci sono scioperi e occupazioni, malcontenti e reazioni. La ministra dice che è tutto normale, che è sempre stato così… I conti devono tornare, costi quel che costi, parola santa di ministro dell’economia, art. 64, Legge n. 133/08… In tre anni…
Le mani nella/sulla Scuola andavano messe, ma in modo diverso, sobrio, giusto…
Che squallore! C’è da deprimersi. Ormai si naviga a vista. La Scuola italiana è una buona Scuola. L’abbiamo detto, scritto più volte, da anni. Dimostrato. La fanno buona e valida, l’Istituzione, i suoi operatori e, soprattutto, i docenti e i dirigenti scolastici che, nonostante tutto, sono competenti e qualificati professionalmente. E mal pagati.
«C’è in generale -scrive Ernesto Galli Della Loggia- il progressivo, profondo, sentimento di dissociazione psicologica e spirituale degli italiani dalla dimensione della collettività nazionale. Che si esprime soprattutto nella convinzione che per la propria identità, per il proprio modo di essere e di sentire, per ciò che si è, e dunque per quella dei propri discendenti, la storia, la letteratura, l’arte italiane -per l’appunto ciò che si apprende (o si apprendeva) nella scuola- non hanno più alcun valore particolare» (Corriere della Sera, 9 ottobre 2.010).
Il bell’editoriale di Galli Della Loggia è amaro e s’intitola: Gli espatri della scuola – Ragazzi italiani, insegnanti stranieri. L’autore sottolinea tra l’altro la fuga delle famiglie dalla Scuola del nostro Paese, già in corsa, con l’aggiunta che oggi anche i ragazzi della Secondaria superiore li iscrivono sempre più altrove e non nella Scuola italiana… Annota inoltre che quel che sta accadendo: «È la prova certamente del decadimento del nostro sistema d’istruzione, vittima di un marasma organizzativo e di uno sfilacciamento culturale grazie ai quali hanno avuto sempre più spazio prepotenze corporative di ogni tipo: da quelle dei professori universitari a quelle dei sindacati degli insegnanti».
***
Per ridere. Un esempio che avalla le precedenti considerazioni: pensierini del mattino ( della note, scegliete voi!) che disturbano il manovratore…
Per ridere, dunque, anche se con tristezza: riflettiamo sull’esperienza di Adro (Brescia). Anno scolastico 2.010-11, settembre. Tastiamo il polso dell’Italia arruffona, addormentata, armeggiona, disgraziata. Adro il paese più bello del mondo! Sic transit gloria mundi…
Una scuoletta anonima. Si alza un mattino l’anonimo sindaco della Lega nord, d’accordo ovviamente con l’anonimo dirigente scolastico dell’Istituto intitolato a Gianfranco Miglio e che fanno? Timbrano, marchiano con un contrassegno partitico-politico tutti i banchi, tutte le sedie, tutti i posacenere, tutti… Della serie: settecento soli dell’avvenire, pardon settecento soli delle Alpi su tutto. Su tutti. Amen …
Settecento alunni/e per settecento simboli, per settecento ‘fatti’, per settecento ‘idee’, per settecento… Per fare le coscienze, sostanzialmente. Coscienze supine, addomesticate, prone, obbedienti… Cioè: per confondere, imbonire, persuadere… sino alla totale, acritica adesione della Persona/bambino all’idea-vangelo della persona unica che pensa e che pensa per tutti, e che ordina quel che c’è da fare.
Ovviamente, iniziando dai piccoli. Più piccoli sono, meglio è: -Pensiamo noi per loro, facendo le loro teste a nostro uso e consumo. Ma non lo dichiareremo mai!
Ti viene in mente un certo mondo arabo. Si studia il Corano (si studia come?), sin da piccoli, piccolissimi, per abbindolare, convincere e convincersi che, per la sacra causa (?), all’occorrenza bisogna farsi saltare in aria, perché non solo si sconfigge “il nemico di Dio”, ma anche si raggiunge prima il “paradiso promesso” delle… terre sempre verdi, lussureggianti, fresche, ricche di averi infiniti e di giovani fanciulle, …
Torniamo a Adro. Restiamoci poco, in nome di Dio. È dovuto intervenire persino il Presidente della Repubblica, dopo che a malincuore, annacquatamene, è intervenuta la ministra per far rimuovere gli ostacoli alla crescita democratica libera colta civile delle giovani generazioni studentesche di Adro. Ovviamente, l’anonimo sindaco di Adro ha ignorato gli ordini venuti dall’alto, sino ad un certo momento, piangendosi addosso dopo, e dichiarando tra l’altro: «Sono francamente stupito. Mi sembrava fosse chiaro che si tratta di un simbolo del territorio e non politico». Commento calabro: -Fa un fissa pi nu ghì ara guerra = Fa il fesso per non andare in guerra.
Per la cronaca: «Neanche una parola, neppure ieri -annota triste Luigi Cervi- dal sindaco sulle richieste del ministro Gelmini, appoggiate dal Quirinale, di rimuovere i simboli dalla scuola» (Corriere della Sera, 30 settembre 2.010).
Finale. Tutto succede impunemente. E non solo ad Adro. D’altronde, oltre al loro ridicolmente celebre celodurismo e alle loro tristemente celebri pallottole già pronte che costano poco, la Lega nord mostra il volto di una piccola, insignificante quota di cittadini/e di alcune Regioni. Anche i Socialisti, non molto tempo fa, erano l’ago della bilancia politica del nostro Paese. E hanno fatto la fine che hanno fatto…
Quando comprenderanno, costoro, che nessuno ha paura di loro, soprattutto nel Meridione d’Italia, e che devono temere seriamente l’ira dei giusti che il Vangelo addita agli stolti ed incolti?
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