Andrea Biffi, l'Arte delle forme armoniose

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Quando un artista (poeta, pittore, musicista, …) può definirsi tale? C’è qualche elemento connotativo che differenzia e separa l’artista vero dall’apprendista stregone? Che cosa distingue chi lavora da sempre con passione, orgoglio, studio, ricerca, da chi un giorno, all’improvviso, si alza un mattino e si dice e dice al mondo:   -Voglio diventare/sono un pittore, poeta, scultore, scrittore, … me lo sento, ce la farò?

Ebbene, la risposta è sì: c’è qualche elemento distintivo, identificativo! Non è, ovviamente, questa, una risposta che viene semplicemente e che si dà tranquillamente, a cuor leggero. Tuttavia, un elemento identificativo (almeno uno) sicuramente c’è ed è, oltre allo status che è la considerazione in cui ti tengono gli altri (e sulla quale non puoi far nulla…), la storia personale, se si vuole la bio-bibliografia della Persona.
Da quando scrivi le poesie, da quando pratichi la pittura, da quando studi la musica, … ? Tenendo nella dovuta considerazione la diversa età dei soggetti con cui ci si interfaccia (giovani, adulti, …), le domande sono tutt’altro che peregrine e, pertanto, non menano affatto il can per l’aia né sono quisquilie… Esse, invece, danno il senso del lavoro nel tempo, indicano l’impegno la responsabilità la passione l’orgoglio del soggetto, le sue esperienze fatte: con chi, come, dove.
Ergo, le domande sono pertinenti, deontologiche, etiche. Per leggere e capire. Perché no, anche per esprimere giudizi di valore… Non si può sempre esser ponziopilateschi (chi scrive assolutamente no!), nel nostro misero tempo del profitto e dell’apparire, in cui  -con William SHAKESPEARE-  la Virtù deve piegare il capo di fronte al vizio…
***
Andrea BIFFI è un artista perché dipinge da sempre. Dipinge e scolpisce. Dipinge, scolpisce, scrive poesie, … Lavora e cresce: non c’è chi non lo veda!
La sua ricerca attraversa la temperie storica degli ultimi decenni (Biffi è nato il 1943); percorre, dunque, le stagioni della Letteratura e dell’Arte (in particolare, pittura e scultura), della musica, del teatro, del cinema, … che sono seguite, studiate e rielaborate con originalità, anche all’interno della professione docente che esercita nella Scuola italiana. Esse chiariscono così e fortificano l’estro e l’autenticità, e orientano verso una produzione originale e creativa, del pensiero divergente e dunque della mano sinistra.
L’inquietudine e la solitudine sono ninfe gentili che fanno compagnia all’esistenza umana di Biffi e alla sua maturazione ontologica, che non disdegna confronti di idee e proposte operative anche… ai confini del ragionevole condiviso.
È proprio sotto questo profilo che Biffi giganteggia.
Il suo approdo anche all’arte orientale, il gioco armonioso dei vuoti e dei pieni, dell’alba che entra nel giorno e del tramonto che entra nella notte, delle penombre del buio e dei colori della luce; quella scoperta azzardata  -sopra il tetto del mondo-  del nulla e
del tutto che si cercano si amano si prendono si confondono e poi alla fine fondono, ebbene tutto ciò avviene anche per la perizia tecnica, per la padronanza stilistica, per la competenza cromatica che l’artista possiede.
Gli ismi e dintorni Biffi li disdegna.
Conosce e sfugge, pertanto, i figurativismi e gli spazialismi, l’informale e la metafisica, l’astrattismo, …; cerca e trova, dopo fatica e sofferenza, la sua strada che è la via di Biffi all’arte moderna e che ne fa un pilastro, un punto di riferimento culturale, facilmente riconoscibile, per la sua personalità sognante e assente, forte e debole, per il mistero che l’avvolge e per la magìa e il fascino dell’oltre la siepe, dell’al di là della ragione, dell’Infinito che… abbatte di mille secoli, il silenzio…  
***
Pensierini impertinenti:
1. «È riposante, la tragedia,
perché si sa che non c’è più speranza,
la sporca speranza»
(Jean ANOUILH, Antigone, 1942)

2. Chi attraversa la propria vita e il mondo senza passione
(per l’Amore, per l’Arte, per la Conoscenza, per la Politica, …)
porta con sé, sin dall’inizio, il proprio cadavere
e lo segue ignaro.
(Parafrasando anche lo scrittore austriaco Franz GRILLPARZER)
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