Mario Gaudio

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Il mestiere di vivere di Cesare Pavese

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Per comprendere appieno “Il mestiere di vivere” occorre partire dall’ultima annotazione scritta dal suo autore il 18 agosto 1950, appena tre mesi dopo aver ricevuto il premio Strega: «Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più». È l’addio di Cesare Pavese alla letteratura, un lapidario e freddo commiato che anticipa il volontario congedo dalla vita che lo scrittore consumerà nella notte tra il 26 e il 27 agosto in uno dei più noti alberghi di Torino.

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"Il potere logora… ma è meglio non perderlo" di Giulio Andreotti

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Nel 1980 Giulio Andreotti, chiamato a pronunciare un discorso celebrativo per il centesimo compleanno dell’arcivescovo Alfonso Carinci, esordì con una famosa citazione di Menandro («Muor giovane colui ch’al cielo è caro») suscitando l’ilarità generale e mostrando quel sottile e invidiato senso di educata ironia che da sempre accompagnava i suoi interventi pubblici e privati.
Questo è soltanto uno degli innumerevoli esempi di uno stile espressivo che divenne, col passare degli anni, una vera e propria weltanschauung, indizio di una mente raffinata e colta capace di applicare con naturalezza e cognizione di causa l’antico adagio latino «castigat ridendo mores».

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Adesso di Chiara Gamberale

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“Adesso” è un romanzo problematico, specchio fedele di una nuova concezione della letteratura e dell’amore che si va facendo strada nella società tecnocratica e globalizzata in cui siamo immersi.
Chi si aspetta un buon testo letterario, magari colmo di richiami alla gloriosa tradizione dei più importanti scrittori italiani, farebbe bene ad astenersi dalla lettura delle pagine di Chiara Gamberale, ma se si vuole intraprendere un percorso – accidentato – tra i meandri di una scrittura anarchica e, talvolta, presuntuosa e ripetitiva il testo dell’autrice romana diventa un passaggio quasi inevitabile.

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Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F.

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“Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” è un romanzo scomodo, inquietante sotto molti aspetti, ma capace, a distanza di anni, di far interrogare e riflettere il lettore che vi si accosta senza pregiudizio e con adeguato spirito critico.
Il libro nasce da un colloquio con Christiane Vera Felscherinow, la protagonista delle vicende, la quale racconta realisticamente la sua triste storia a due importanti giornalisti − Kai Hermann e Horst Rieck – che, ben presto, smetteranno i panni degli intervistatori per vestire quelli, stretti ma necessari, degli ascoltatori.
Le pagine scorrono con una certa rapidità, ma la bruttura e il degrado di cui è intrisa l’esistenza di una tossicomane appena adolescente inducono a lunghe e sofferte pause di riflessione.

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Trebisacce. Studi sul patrimonio artistico, di Ludovico Noia

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“Trebisacce. Studi sul patrimonio artistico (secoli XV – XVIII)” è la prima pubblicazione del giovane e valente storico dell’arte Ludovico Noia, emblema di chi, attraverso lo studio e la valorizzazione dei legami con la propria terra e le tradizioni, non si arrende e, a differenza di coloro che propongono soluzioni sbrigative quali il lasciar deperire antichi affreschi sotto le infiltrazioni dell’umidità e la mannaia del disinteresse (come nel caso della chiesa matrice di Spezzano Albanese) o il ricoprirli di un umiliante strato di vernice bianca (come è accaduto pochi giorni fa ai dipinti della storica chiesa dei cappuccini del comune abruzzese di Montorio), indaga il passato per continuare a dar voce ad antiche opere capaci di trasmettere, oggi più che mai, attualissimi insegnamenti.

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Il lavoro intellettuale, di Jean Guitton

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“Il lavoro intellettuale” è un libro che stupisce per la sua semplicità, dato ancor più rilevante dal momento che si tratta dell’opera di un filosofo che, contrariamente ai suoi colleghi, sfugge all’utilizzo di un linguaggio astratto e quasi iniziatico. Tuttavia, l’umiltà della forma non deve erroneamente indurci a pensare ad una povertà contenutistica che, sicuramente, non è attribuibile al suddetto testo.

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