Raffaele Fera

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Gli alti e bassi della politica. Cronaca immaginaria e immaginifica di un giorno qualunque

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Dalle “nostre parti” si è soliti ragionare per assiomi fondando il proprio ragionamento, a volte anche la propria pubblica “vis oratoria” su verità di fondo sulle quali il “paroliere” di turno possa fondare e dare corpo alla propria “verità rivelata”. Esempio in parte calzante, quello del sottoscritto scrivente, se solo utilizzasse tale presunta “verve” per inventarsi un bel partito con tanto di stemma e di programma destinato a “reggere” almeno fino alla chiusura delle urne per poi trovarsi il mattino seguente la sbornia elettorale, con un mare di problemi senza sapere quale sia il più urgente o il più giusto, oppure il più facile, oppure, ma anche il più raccomandato etc.
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Schoha a ciasuno la sua memoria

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Ogni anno, in occasione della consueta “celebrazione” delle vittime e dei superstiti del nazi/fascismo, tutti o quasi tutti accomunati nella “Giornata della memoria” stabilita per il 27 gennaio, mi sono reso conto che ad appena 15 giorni di distanza, il 10 febbraio appunto, una analoga cerimonia denominata “Giornata del ricordo” viene parimenti ripetuta, per onorare la memoria di un’altra categoria di vittime: quelle che finirono nelle foibe Jugoslave del Maresciallo Tito, capo di un regime che in quanto a nefandezze poco o nulla aveva da apprendere dal suo omologo tedesco.
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Shoah a ciasuno la sua memoria

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Ogni anno, in occasione della consueta “celebrazione” delle vittime e dei superstiti del nazi/fascismo, tutti o quasi tutti accomunati nella “Giornata della memoria” stabilita per il 27 gennaio, mi sono reso conto che ad appena 15 giorni di distanza, il 10 febbraio appunto, una analoga cerimonia denominata “Giornata del ricordo” viene parimenti ripetuta, per onorare la memoria di un’altra categoria di vittime: quelle che finirono nelle foibe Jugoslave del Maresciallo Tito, capo di un regime che in quanto a nefandezze poco o nulla aveva da apprendere dal suo omologo tedesco.
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Politica e (è) latitanza

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L’esercizio della funzione giornalistica, secondo il dettato di Giuseppe Soluri, attuale presidente dei reporter calabresi iscritti all’Ordine, va esercitato «secondo scienza e coscienza». Il cronista, cioè, deve fermare la sua attenzione non tanto e non solo sulla necessità di dare una notizia che già di per sé può essere eclatante, amplificandone per di più gli aspetti incontrollati e incontrollabili, bensì sulla necessità di fornire al lettore elementi oggettivi per la formazione di un giudizio ponderato.
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La funzione rieducativa della pena

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Talvolta esternare il proprio pensiero serve soltanto ad attirare su se stessi le ire e gli improperi di chi la pensa diversamente. Ma non per questo è scorretto avere una diversa visione dei problemi, anzi esercitare il pensiero divergente è il sale della democrazia che trova la sua forza nel continuo rinnovarsi, senza dare per inamovibili le verità più consolidate.
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