Gli alti e bassi della politica. Cronaca immaginaria e immaginifica di un giorno qualunque

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Dalle “nostre parti” si è soliti ragionare per assiomi fondando il proprio ragionamento, a volte anche la propria pubblica “vis oratoria” su verità di fondo sulle quali il “paroliere” di turno possa fondare e dare corpo alla propria “verità rivelata”. Esempio in parte calzante, quello del sottoscritto scrivente, se solo utilizzasse tale presunta “verve” per inventarsi un bel partito con tanto di stemma e di programma destinato a “reggere” almeno fino alla chiusura delle urne per poi trovarsi il mattino seguente la sbornia elettorale, con un mare di problemi senza sapere quale sia il più urgente o il più giusto, oppure il più facile, oppure, ma anche il più raccomandato etc.

La situazione potrebbe assumere i contorni del fantastico e dell’accademico considerato ché il neoeletto sindaco dovrebbe concretamente possedere tutte o quasi tutte le qualità sfoggiate dal palco, quando pontificava senza contraddittorio. Ma a vittoria ottenuta necessita guardarsi allo specchio per confessare a se stessi se ha ecceduto nel promettere la luna di cui in quel momento ispirato affermava di avere in tasca la chiave; Perché bisogna pur trovare il modo e il momento di scendere dal palco e posare i piedi per terra dove i primi a congratularsi, sono probabilmente i più interessati, anche se nel segreto dell’urna, quasi sicuramente gli hanno voltato le spalle all’ultimo momento, ma che pure ora sono in prima linea nel chiedere. Sono i più petulanti, i più pressanti, i più difficili da tenere a bada con sempre nuove promesse sempre più stratosferiche. Sono quei personaggi alquanto pittoreschi che si trovano sempre al fianco del vincitore, qualunque esso sia. Ma sono anche i primi a scomparire quando c’è aria di crisi. Per il primo cittadino il calo della presenza di questuanti sta ad indicare che la festa è passata. La foto ricordo scattata in un momento di euforia, langue ingiallita dietro una poltrona ancora non reclamata da nessun comprimario che comunque non demorde mentre tesse la sua ragnatela. Intanto il primo cittadino si riduce ogni giorno di più a vivere alla giornata. Non ha più la forza dei numeri che dovrebbero permettergli di saldare i conti con la pletora di cittadini che circondavano il palco. Ora i mugugni del pubblico che assiste alquanto impaziente alla seduta consiliare, (più o meno gli stessi che applaudivano sotto il palco elettorale), si fanno sempre più pressanti. E come se non bastasse ad essi si vanno ad aggiungere le irrequietezze degli stessi esponenti della maggioranza consiliare che hanno ormai perso l’abitudine di applaudire ad ogni piè sospinto. Ora tramano. Più che comprimari con un sindaco lasciato sempre più solo, ne approfittano per prendere le redini di una amministrazione che si regge sulla pietà degli stessi comprimari. Ogni seduta consiliare si intravede come inizia, ma non si sa come finisce. Alla fine della seduta può capitare che chi vi è entrato come assessore, ne esce come semplice consigliere, se non addirittura come oppositore.
Fatte le debite proporzioni, mi viene in mente un episodio della storia politica di S. E. Gennaro Cassiani quando, raccontando eventi legati  ad una crisi di governo conclusasi a tarda notte con la sua nomina ad un certo dicastero, poi assegnato «ai tempi supplementari» in sua assenza, (come si direbbe in linguaggio sportivo) ad un collega di partito, era solito chiosare, come sua abitudine: “Mi sono addormentato Ministro e mi sono svegliato Onorevole”. Non ricordo poi come ha concluso i suoi giorni quel governo. A giudicare dalle difficoltà che quotidianamente tormentano l’azione politica della nostra cittadina, si direbbe che il gioco non vale la candela e il getto della spugna potrebbe essere giudicato dai cittadini come dignitoso gesto di valore piuttosto che come attaccamento alla poltrona. Sarebbe, infatti, questo il caso tipico del neofita capace di sfruttare una certa popolarità solo pontificando da un palco senza interlocutore.
E’ vero. Gridare da un palco le proprie idee, le proprie intenzioni, è da considerarsi ormai più che una inveterata abitudine, un sistema di comunicazione che non soddisfa più nessuno. I canali pubblicitari sono ormai diversi e ampiamente diversificati, anche se ascoltare un politico che grida al vento, che sfida la pioggia, che rischia il flop di una piazza vuota, fa, a dir poco, tenerezza. E dalle nostre parti denota ancora la figura di chi crede in quello che fa e che lo fa con le stesse amorevoli intenzioni del lavoratore che affida alla terra i chicchi di grano, pur sapendo che ci sono tanti corvi che aspettano per cibarsene. Il successo è come sempre assicurato, visto che sono tanti i chicchi che all’arrivo della stagione estiva adornano i campi di grano.
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