Politica e (è) latitanza

L’esercizio della funzione giornalistica, secondo il dettato di Giuseppe Soluri, attuale presidente dei reporter calabresi iscritti all’Ordine, va esercitato «secondo scienza e coscienza». Il cronista, cioè, deve fermare la sua attenzione non tanto e non solo sulla necessità di dare una notizia che già di per sé può essere eclatante, amplificandone per di più gli aspetti incontrollati e incontrollabili, bensì sulla necessità di fornire al lettore elementi oggettivi per la formazione di un giudizio ponderato.

In tal senso il cronista non è altro che un osservatore esterno, asettico e super partes, che, come nel caso di specie, tenta di fare il punto su un’argomentazione di carattere politico che al momento attira in maniera precipua l’attenzione dei cittadini amministrati.
L’attenzione degli abitanti di Spezzano Albanese, il più popolato centro arbëresh d’Italia, in questo periodo è rivolta alle vicende politiche e amministrative della giunta comunale presieduta dal Sindaco Dr. Giovanni Cucci, che 30 mesi or sono vinse la competizione elettorale, capeggiando una lista civica composta da giovani promesse desiderose di creare una nuova leadership che sconfiggesse antiche e nuove emergenze.
Eppure già subito dopo la celebrazione della vittoria elettorale, una serie pressoché continua di incomprensibili incomprensioni all’interno stesso della giunta di governo, accompagnate da una notevole dose di un protagonismo più o meno mascherato da una voglia di costatare la valorizzazione del proprio ruolo all’interno della nuova compagine amministrativa, (almeno questo il messaggio percepito dalla popolazione), ha fatto sì che l’intera compagine venisse colpita da una sorta di continuo sciame sismico che ha minato e mina dalle fondamenta l’intera azione politica ed amministrativa.
Si sono così verificati ritardi, rinvii, deleterie prese di posizione che hanno aggravato vecchi problemi ereditati dalla precedente amministrazione (vedasi l’ubicazione della cosiddetta “isola ecologica”) e gestendo forse in maniera non proprio ottimale (almeno dal punto di vista mediatico) il problema della rete idrica resa inutilizzabile per un lungo tempo a causa della difficoltà di individuare con certezza il punto di infiltrazione attraverso il quale si verificava un travaso di liquame causato dal risucchio nelle ore in cui l’erogazione dell’acqua potabile viene sospesa.
Intanto una singolare vertenza si profila all’orizzonte con l’amministrazione del limitrofo comune di San Lorenzo del Vallo. Per la verità quasi nessuno, al di là degli addetti ai lavori, come suol dirsi, la percepisce come tale. Si tratta, anche questa, di una modesta, quasi banale vertenza che ha investito l’intera istituzione scolastica dei due comuni limitrofi, in seguito alla “sottrazione” di un armadietto trasferito oltre confine dalla Dirigente scolastica dell’intero sistema scolastico-educativo della scuola dell’obbligo, grazie anche alla disponibilità del Comune di Spezzano che ha messo a disposizione gli operai che hanno materialmente effettuato lo spostamento del mobile avvenuto senza preventiva autorizzazione del Sindaco di San Lorenzo. Il gesto puramente organizzativo, è stato rubricato come furto e come tale l’amministrazione comunale di San Lorenzo ha inteso adire le vie legali per ottenere il ripristino della status quo ante. Al di la del fondato sospetto di furto dal punto di vista strettamente giuridico, v’è da dire che al di fuori delle mura scolastiche, più di qualcuno non si è accorto che la scuola è unica come unica ne è la gestione, unica la didattica, unica la dotazione dei mezzi, degli arredi. Ci si potrebbe chiedere come potrà la scuola dell’obbligo di Spezzano e quella di San Lorenzo educare alla democrazia, alla libertà, alla comunicazione in un mondo che diventa di giorno in giorno sempre più globale quando i nostri alunni, magari spronati dagli adulti, dovessero litigare per un armadietto. Certo se oggi litigano per un armadietto, domani litigheranno per un posto in giunta e poi ancora per una poltrona in un qualsiasi Ente, perpetuando comportamenti medievali. Ma sulla “questione armadietto” non è il caso di drammatizzare. Sicuramente né gli alunni di Spezzano e nemmeno quelli di San Lorenzo si sono accorti della sua mancanza o della sua presenza. Del resto gli amministratori di Spezzano sono inseguiti da ben altri problemi.
La metà del tempo da trascorrere a palazzo Don Bosco, sotto l’ombra protettrice del Santo dei ragazzi, è già passato. Direi abbastanza inutilmente se si tiene conto delle promesse fatte in campagna elettorale. Promesse che si trasformano, come sempre del resto, in sogni, la cui realizzazione viene rimandata sine die o, al massimo, in occasione degli infuocati (si fa per dire) dibattiti che certamente faranno da cornice della prossima campagna elettorale.
Dopo due anni e mezzo Giovanni Cucci è al palo e la sua amministrazione “latitante” nel significato puro e semplice che il dizionario enciclopedico “Treccani” dà a questo lemma, ove si legge: «…latitante:... che si dà alla latitanza. Nel linguaggio giornalistico, riferito anche a organo politico, amministrativo, ecc., che non assolve i propri compiti istituzionali».
Seppure lungi dal voler dare giudizi e sentenze fuori luogo e fuori tempo, che non ci competono, il paragone fra le promesse pre e post elettorali e la successiva grigia realtà amministrativa fatta di assessori e consiglieri che entrano ed escono dalla maggioranza, che fondano partiti e movimenti, salvo parziali rientri e nuove collocazioni, genera una sostanziale paralisi amministrativa che è sotto lo sguardo di tutta la popolazione ivi compresi gli stessi assessori e consiglieri di maggioranza che si muovono come in una partita a scacchi o più semplicemente, a dama, occupando ogni giorno una diversa casella e quindi un diverso ruolo.
In tutto questo “trambusto”, a quanto pare, ci si è dimenticati del programma; un corposo libello distribuito in campagna elettorale, (da taluni tacciato di plagio), ormai abbandonato in chissà quale cassetto. Solo a volerci riferire alle dichiarazioni fatte al microfono di “dirittodicronaca.it” nel corso dell’intervista rilasciata il 31 maggio 2009, si può facilmente rilevare quale fine abbiano fatto i vari provvedimenti promessi. Ne citiamo alcuni: la creazione di 100 posti di lavoro alle Terme, la rinnovata attenzione verso il sito archeologico di Torre Mordillo per il rilancio del turismo culturale, e poi l’occupazione, l’agricoltura, la sicurezza, e la tanto sognata apertura della Rsa, di cui l’allora aspirante sindaco dichiarava di detenere in tasca le chiavi. E le promesse non finivano, comprendendo il controllo del randagismo con la costituzione del canile municipale; l’attivazione di un progetto di tele soccorso per gli anziani soli, collegati ad un sistema via telefono H.24.
Oggi il primo cittadino è costretto a fare i conti con una maggioranza sfilacciata per cui non sa bene, ad ogni riunione di consiglio, chi occupa le poltrone riservate alla maggioranza e chi preferisce i banchi dell’opposizione. Intanto, nell’incertezza della legge, aumentano i comportamenti scorretti dei cittadini che preferiscono buttare il sacchetto della spazzatura per terra piuttosto che conferirlo nel cassonetto. Questo probabilmente succede perché dilaga di pari passo la pessima abitudine di depositare la spazzatura in cassonetti distanti dalla propria abitazione. Taluni, timorosi di essere ripresi in flagranza di reato, lanciano la busta addirittura dal finestrino dell’auto in corsa. Il surplus di spazzatura in alcuni cassonetti, provoca la dispersione delle buste sul manto stradale e costringe i cittadini a sopportare i miasmi che emanano taluni privi di coperchio. Il loro contenuto depositato di straforo da abitanti in altri quartieri, per nulla sottoposto ad una oculata raccolta differenziata, si riversa spesso sull’antistante piano stradale. Pessima abitudine questa che alimenta lo spettacolo poco edificante della spazzatura rovistata dai cani randagi.
L’amministrazione Cucci doveva rappresentare il rinnovamento delle persone e delle idee, della creazione di nuove opportunità lavorative per i giovani; della attivazione dei servizi sanitari d’emergenza, della salvaguardia ambientale. Dovevano essere questi i punti di forza di una proposta politica che si proponeva di portare a Spezzano una ventata di progresso, di qualificazione dei servizi. Ma a tutt’oggi, il tempo residuo per invertire la tendenza, calcolabile fra i 160/180 giorni sembra abbastanza scarso per cambiare idee, creare nuovi rapporti, adottare nuovi provvedimenti, instaurare una politica alternativa.
“Solo una nuova squadra che ottiene il consenso di tutti potrà iniziare un nuovo percorso politico e lavorare per il bene di tutti”. Le parole sono di Aristotele e, invero, il concetto di democrazia formulato dallo stagirita segnò i destini dell’umanità, nonostante di acqua sotto i ponti ne sia passata tanta a 2396 anni dalla sua morte fisica.
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