SANO COME UN PESCE (Ovvero: La salute viene dal mare)

Parlare e discutere dei comportamenti, dei problemi e di tutto ciò che attiene alla politica tout court significa dare una eccessiva importanza ad un singolo aspetto del vivere quotidiano. Credo non sia del tutto sbagliato volgere un po’ lo sguardo altrove, ad esempio sugli aspetti ed i problemi dell’alimentazione che quotidianamente ogni famiglia deve affrontare, sia dal punto di vista economico che educativo. In primis, bisogna partire da un dato di fatto incontrovertibile: il cibo più adatto alla salute umana proviene dall’acqua, sia essa quella salata del mare o dell’acqua dolce da acquacoltura.

La conferma avviene proprio mentre in Italia il consumo di pesce diminuisce vistosamente attestandosi su un misero 6%, mentre nel resto del mondo raggiunge il significativo traguardo dei 17 chilogrammi a testa. Il prodotto ittico garantisce una maggiore protezione dal rischio cardiovascolare grazie alla presenza degli acidi grassi polinsaturi omega 3 capaci di ridurre il colesterolo nel sangue.
Il calo più vistoso nel consumo che gli italiani fanno del pesce, riguarda principalmente quello azzurro (alici, merluzzi e naselli), a vantaggio di prodotti già pronti, puliti e spinati, di facile preparazione. Ancora meglio se il pesce si vende già porzionato con tutte le istruzioni riguardanti la preparazione e la cottura. Questo perché il consumatore non possiede tutte le necessarie cognizioni per prepararlo ed il tempo materiale da dedicare alla cottura. Gli esperti concordano, infatti, nel ritenere che l’aumento del consumo di pesce nella tavola degli italiani si può prospettare solo offrendo un prodotto già pronto come avviene, in genere per la carne bovina. Naturalmente anche per il pesce è necessario convincersi che un consumo limitato alle qualità più pregiate e sottodimensionate nella taglia può solo procurare uno spopolamento dei mari.
Tutti questi problemi messi assieme favoriscono il diffondersi dell’acqua coltura, anche perché da studi di settore, è emerso un aspetto di rilevante interesse nutrizionale. Il pesce allevato è meno soggetto a stress da cattura rispetto a quello “selvaggio”, per cui si mantiene fresco più a lungo. Il pesce allevato, infatti, subisce la morte in maniera quasi immediata ottenuta per immersione in acqua e ghiaccio, oppure per asfissia con anidride carbonica o con shock elettrico. Il pesce pescato, al contrario va incontro ad una morte lenta intrappolato nella rete, senza considerare che dopo la morte rimane ancora in acqua per molte ore prima del recupero. Ciò, oltre a stressare il pesce prima della morte, compromette notevolmente le caratteristiche organolettiche delle carni. Bisogna altresì considerare che a livello mondiale l’acqua coltura fornisce ben sessanta milioni di tonnellate di pesce, contro i cento milioni di tonnellate ottenuti con la pesca professionale che fa sentire i suoi effetti di spopolamento dei mari e fra questi, in primis il Mediterraneo.
Altri comportamenti corretti che contrastano lo svuotamento dei mari, consistono nel consumare pesce azzurro e le qualità che hanno un ciclo vitale breve come triglie, sogliole, acciughe che diventano adulte nell’arco di un anno o due, per cui hanno tempo a riprodursi. Evitare le specie sovra sfruttate come pesce spada, cernia, salmone, merluzzo, novellame e quelle a rischio estinzione come il tonno rosso.
Il valore del consumo di pesce al posto della carne è ormai certificato scientificamente. La presenza degli acidi “omega3 nei grassi alimentari provenienti dal consumo ittico, aggiunti ai bassi valori dei trigliceridi, facilitano una maggiore fluidità del sangue che si ripercuote efficacemente nei confronti di malanni come la trombosi e la degenerazione vascolare in genere.
Il pesce appartiene ad un gruppo di alimenti ricchi di proteine pregiate, vitamine ed oligoelementi, requisiti presenti nel pesce da acquacoltura, assieme alla freschezza. Requisiti questi che producono specie nei ragazzi in fase di crescita corporea ed intellettiva, indubbi vantaggi salutistici, senza bisogno di dover acquistare in farmacia ciò che la natura offre “spontaneamente”.
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