Obesità, malattia del benessere (parte seconda)

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L’importante è “mangiare” (dicevamo) e tutti mostrano di essere consumatori provetti, capaci di riversare tutti i giorni in casa una quantità abnorme di prodotti di gran lunga superiore alle effettive necessità nutrizionali della propria famiglia.
La motivazione va ancora e sempre ricercata in quel filo che ancora ci lega al passato, quello status symbol rappresentato dall’eccessivo peso corporeo che in tanti continuano a scambiare per invidiabile stato di ottima salute:
una errata concezione dura a morire, frutto di pessime abitudini alimentari che si rivelano deleterie non solo per gli adulti, ma anche e molto di più, per i bambini che ogni mattina si recano a scuola equipaggiati, oltre che di pesante materiale cartaceo, anche di un quantitativo altrettanto spropositato di prodotti alimentari, come se si trattasse di mandare dei soldati i prima linea ai quali non si sa bene cosa possa succedere. Tutti sappiamo, invece, che la mattinata scolastica trascorre in maniera abbastanza tranquilla, sostanzialmente sedentaria. Sicuramente per questo, all’uscita da scuola i “giovani virgulti” ancora scalpitano, corrono, scappano. Magari qualche attacca brighe fà di tutto per dimostrare che ha ancora molte energie da spendere nell’immediato pomeriggio quando si appresta a trascorrere il resto della giornata, ancora una volta, in maniera del tutto sedentaria, per lo più davanti ad un computer o un programma televisivo, magari sgranocchiando qualche dolcetto che accompagna con una bibita comunemente addizionata con aspartame, prodotto di sintesi non del tutto innocuo e 200 volte più dolce del comune zucchero di canna. Prodotti che concorrono, col loro elevato potere calorico, a completare il quadro di una giornata deleteria nel corso della quale sono state ingerite delle autentiche bombe energetiche, che causeranno tutta una serie di futuri malanni che sarà difficile controllare mediante diete dimagranti, medicine, palestre, piscine e quant’altro. Buona parte dei genitori solo a posteriori constaterà l’obesità che devasta il proprio figlio e tenterà di correggere il tiro. Ma non è così facile innestare la retromarcia in corsa. In campo educativo i comportamenti sono legati ai tempi lunghi dello sviluppo corporeo e mentale e difficilmente si recupera il tempo perduto. L’obesità infantile e non, è ormai un fenomeno generalizzato che investe un numero sempre maggiore di persone. Esso sta assumendo le dimensioni di una epidemia ormai definita “malattia del nuovo millennio”. In tutto il pianeta vengono considerate affette 300 milioni di persone principalmente giovani e bambini. Dati ministeriali italiani recenti, hanno accertato che in Italia i bambini in sovrappeso superano il milione e di questi quasi 400.000 fra i sei e i 13 anni, presenti nell’area meridionale, sono obesi. Triste primato che condividiamo con la Grecia. Per inciso si ricorda che viene considerato in sovrappeso il bambino che supera del 10% il suo peso ideale e obeso chi lo supera del 20%. Ma, come se non bastasse, l’aspetto più preoccupante è dato dal fatto che il 35% dei genitori di bambini in sovrappeso, non sembra accorgersi del ruolo di cattivo maestro che sta rivestendo, sebbene in maniera del tutto involontaria e inconsapevole. L’obesità, considerata come la principale causa di morte prematura, nei bambini provoca un autentico “mordersi la coda”. Essa provoca, infatti, un evidente aumento del peso corporeo; ne consegue un aumento della sedentarietà che si risolve in un accresciuto disagio psicologico da parte del bambino/ragazzo che tenta invano di calmare i morsi della fame ingerendo ulteriore cibo che causa un ulteriore aumento dell’obesità. Il ciclo si ripete senza fine lasciando costernati i genitori impreparati. L’unico mezzo per combattere l’obesità infantile sta nell’incentivare la prevenzione inculcando uno stile di vita sano, puntando su un’alimentazione ipocalorica ricca di frutta e verdura.
Un ruolo non secondario esercita, come sempre, la scuola che deve essere supportata dalla famiglia. Accanto ad una moderata ma costante attività fisica, non bisogna dimenticare che le buone abitudini si acquisiscono a tavola. In questo senso è di fondamentale importanza mangiare lentamente, considerato che la prima digestione avviene in bocca durante la masticazione, grazie agli enzimi contenuti nella saliva, mentre la voracità, sinonimo di fretta, favorisce l’espandersi dei fast-food e delle intolleranze alimentari.
In linea di massima, si può affermare che l’obesità, in particolar modo quella infantile, non è più vista come status symbol di ricchezza, quanto, piuttosto, come la malattia del terzo millennio, la cui trasmissione è legata allo stato di diffuso benessere materiale di cui gode oggi quella parte della popolazione mondiale detentrice delle leve del potere politico ed economico della stragrande maggioranza dell’umanità, sebbene numericamente minoritaria.
Una posizione privilegiata non guidata da una sinergica azione educativa capace di convogliare nella direzione giusta l’utilizzo delle nuove risorse alimentari. L’accresciuta disponibilità economica è solo servita nella stragrande maggioranza dei casi, ad alimentare e incrementare il consumismo, risolvendosi, in definitiva, in un peggioramento della qualità della vita, minata da un inquinamento ambientale che ha decuplicato la produzione di spazzatura e scorie in genere, mettendo in crisi da un lato gli equilibri ambientali e dall’altro amplificando in maniera esponenziale i malanni per la salute umana. Insomma un bel rompicapo per il futuro dell’umanità.
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