Evasione: che passione!

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Alzino la mano gli onesti contribuenti che non hanno mai frodato il fisco!
Volendo affidarci alle statistiche (cifre da prendere comunque col beneficio di inventario), vengono i brividi, considerato che, secondo studi di settore, lo Stato non introita all’incirca la notevole cifra di 180 miliardi di euro equivalenti a 348 miliardi, 528 milioni, 600 mila delle vecchie lire).
Il triste fenomeno tocca tutta la Penisola delineando il quadro di una popolazione che fa dell’evasione fiscale un motivo di vanto e di rivalsa nei confronti di uno Stato centralizzato, lontano dai problemi reali dei cittadini che mal sopportano una pressione fiscale che sfiora il 44%, costringendoli a stringere sempre più la classica cinghia; un’immagine figurata, questa, che ben rappresenta lo status del contribuente medio costretto suo malgrado a fare di necessità virtù.
Naturalmente se tutti i cittadini si trasformassero di punto in bianco, a torto o a ragione, in evasori totali, non risolveremmo certo il problema dell’equità ma provocheremmo, questo sì, la bancarotta dell’intero sistema perché lo Stato non avrebbe più i soldi per reggere se stesso. Non è quindi con un atto di giustizia sommaria a livello personale, quale è, appunto, l’evasione che si può risolvere il problema di una fiscalità che ci costringe a lavorare per 155 giorni all’anno (dal 1° gennaio al 5 giugno) per conto dello Stato.
A voler leggere le statistiche si scopre che il fenomeno dell’evasione, indipendentemente dalla cifra che si evade, attraversa le più svariate categorie lavorative. In testa in questa sorta di mappa si colloca l’economia criminale che ha un giro d’affari stratosferico di ben 78 miliardi di euro (pari a 151 miliardi, 29 milioni, 60 mila lire). Segue a ruota l’economia sommersa basata sul lavoro in nero che si attesta su 34,2 miliardi di euro (pari a 66 miliardi, 220 milioni, 434 mila lire.) Le imprese piccole e medie riescono a nascondere 22,4 miliardi di €uro (pari a 43 miliardi, 372 milioni, 448 mila lire). Le grandi imprese evadono le tasse su 37,2 miliardi di euro (pari a 72 miliardi, 29 milioni, 244 mila lire). I restanti introiti calcolati su 8,2 miliardi di euro (pari a 15 miliardi, 877 milioni, 414 mila lire) sono evasi da lavoratori autonomi e commercianti per la mancata emissione di fatture e scontrini fiscali.
Su un totale di 42 milioni di contribuenti, solo lo 0,95% dichiara un reddito annuo superiore a 100 mila euro. Dal 1993 al 2007 l’Irpef dovuta dagli imprenditori è scesa dal 13,2% al 5%. Un calo abbastanza anomalo, ancor più vistoso se abbinato a quello dei liberi professionisti, sceso nello stesso periodo dal 7,6% al 4,2%.
Pur dando il valore semplicemente indicativo che meritano tali dati nel loro complesso, va segnalato, a livello statistico generale, che nel 2009 il reddito medio della categoria dei notai era di 402 mila euro annui (in lire: 778 milioni 380 mila 540). Quello dei farmacisti 126 mila (in lire: 243 milioni 970 mila 20). Quello degli avvocati 49 mila (in lire: 94 milioni 877 mila 230). Quello dei dentisti 45 mila (in lire: 87 milioni 132 mila 150). Quello dei gioiellieri e orologiai 15.800 (in lire: 30 milioni 593 mila 66). Quello dei tassisti 13.600 (in lire: 26 milioni 333 mila 272). Basta dividere per 12 e avere, indicativamente, il relativo reddito mensile. Qualora ce ne fosse bisogno, è appena il caso di specificare che le cifre di cui sopra, relative ad emolumenti ed onorari attribuiti alle varie categorie professionali richiamate, sono da intendere di carattere puramente accademico in quanto facenti parte di studi statistici per loro esplicita natura solo orientativi, teorici ed anonimi. L’essere citati in quanto categoria professionale, non comporta tout court essere considerati appartenenti ad una determinata fascia di reddito ed essere per questo criminalizzati.
Certo il neonato governo tecnico capeggiato da un’alta personalità in campo economico quale è il neo senatore a vita Prof. Mario Monti, ha tutte le carte in regola per intraprendere una fattiva campagna di recupero dell’evasione fiscale, vera piaga sociale. E’ pur vero che anche l’ultimo Berlusconi accarezzò l’idea dell’applicazione di una patrimoniale chiedendo cioè di più a chi ha di più. (non tutti sanno che sui ricavi finanziari viene applicata una ritenuta”secca” del 15% contro il 35% cui sono soggetti i redditi da lavoro). Ma l’idea, appena partita a livello mediatico con una campagna pubblicitaria fatta di spot televisivi e radiofonici che additavano al pubblico disprezzo l’evasore parassita, si arenò presto di fronte alle persistenti voci di applicazione di nuovi condoni generalizzati. Una autentica marcia indietro  di fronte alla generale levata di scudi, nonostante il progetto godesse dell’appoggio di un imprenditore del peso di  Luca Cordero di Montezemolo.
Intanto il fenomeno dell’evasione fiscale cresce. Secondo le stime elaborate dall’Associazione Contribuenti Italiani, per come riportate in testa, nel 2010 essa è cresciuta del 13,1%, consolidando il primato della divergenza fra evasione fiscale e aliquote altissime per gli onesti cittadini che, nonostante tutto, le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo.
Del resto il recupero dell’evasione fiscale rappresenta una strada obbligata per qualsiasi governo. In proposito scrive Curzio Maltese sulla rivista “Il venerdì” di Repubblica: «Chiunque voglia risanare i conti italiani deve concentrare tutti gli sforzi su un obiettivo: la lotta all’evasione fiscale. Uno Stato che ha duemila miliardi di debiti non può concedere ogni anno un regalo da 150 miliardi ad una fetta di popolazione peraltro disonesta. L’evasione italiana è la più alta del mondo ed è la principale responsabile del terzo debito pubblico del Pianeta… Ridurre un’evasione fiscale di queste proporzioni non è difficile. Basta applicare le norme che circolano nel resto d’Europa: norme semplici sulla tracciabilità del denaro. Tutto il resto, a cominciare dai costi della politica, sono briciole. Magari importanti da un punto di vista simbolico, ma nulla di più. E allora c’è proprio bisogno del rettore della Bocconi o di un docente di Harvard per arrivarci? La politica da sola – conclude Curzio Maltese – non riesce a capirlo?».
La tracciabilità dei pagamenti mediante l’uso generalizzato del rilascio di fattura abbinato ad una ridotta possibilità dell’uso del contante abbassato a non più di 500 €uro a transazione, sarebbe oltremodo salutare ai fini del contrasto dell’evasione. Evasione che verrebbe ulteriormente ridotta dalla creazione del cosiddetto “contrasto di interessi”, consistente nel favorire quelle situazioni in cui ai cittadini è conveniente chiedere il rilascio della fattura ai fini della deduzione delle spese sostenute, in sede di dichiarazione dei redditi. Esempi del genere non mancano. In proposito fanno testo le detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni edilizie e sugli interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica della casa di abitazione.
Naturalmente non saremo certo noi a dover suggerire al Senatore Mario Monti la strada da percorrere per salvare l’Italia senza ulteriormente immiserire chi ha lavorato per una vita col presupposto di acquisire il diritto ad una sudata pensione che all’ultimo istante si vede sfuggire di mano con un colpo di spugna che cancella con l’irrisorio vitalizio anche la dignità della persona.
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