I Prof. al Governo

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Quando la politica arriva all’assurdo, nel senso che “non se la sente” di assumere quelle decisioni giuste e necessarie che scontenterebbero un po’ tutti ma che servirebbero a tamponare le falle di un clientelismo pluriennale talora fondato sul mercimonio, abbandona la scena (o almeno fa finta) e “tomo tomo, cacchio cacchio” (per dirla con l’espressione colorita quanto efficace dell’ultimo principe di Bisanzio),
cerca di passare la patata che ha reso bollente, nelle mani di illustri Prof. che hanno portato alto il nome della Patria d’origine, non solo entro i suoi confini nazionali, ma anche e principalmente al di fuori, in quanto esempi viventi dell’antico e sempre valido “Nemo profeta in Patria”.
È questa l’ora, appunto, della discesa in campo dei salvatori (della Patria). Personalità più o meno note, giustamente rimaste sempre al di fuori del teatrino della politica, ai quali viene data facoltà di assumere “obtorto collo”, quei provvedimenti tanto attesi che i grandi “soloni” della politica di mestiere, non hanno avuto l’ardire di applicare, forse coscienti di darsi volontariamente la zappa sui piedi.
Ma forse nemmeno i morigerati prof chiamati al capezzale della politica hanno la bacchetta magica per ridare vita ad un corpo (quello dello Stato) dilaniato da famelici lupi convinti. Intanto perché, salvo mandare a carte quarantotto il concetto stesso di “democrazia parlamentare”, sono i politici di sempre, autodimessi per manifesta incapacità (o volontà) a dover giudicare i subentranti in tutta fretta che ben presto si accorgono di non avere le mani libere, in quanto anch’essi appartenenti ad una casta che dei problemi dell’operaio medio che fatica a mettere in tavola per trenta giorni consecutivi il pranzo e la cena, a quanto pare, ne hanno sentito parlare, ma che non avendo mai dovuto dire di no al figliolo che chiede il gelato, non pare siano poi tanto aggiornati sulla sommatoria di stipendi, incarichi, benefit e quant’altro percepito dalla classe politica italiana a tutti i livelli. Privilegi da ancienne régime in auge nella Francia di Maria Antonietta, passata alla storia per la famosa frase sebbene mai pronunziata che invitava il suo popolo a cibarsi di brioche per sopperire alla mancanza di pane.
I provvedimenti proposti dai Prof. non sono poi tanto equi come volevano far credere. Quei provvedimenti fin’ora proposti, quali la soglia di tracciabilità nell’uso del contante, il tentativo di introdurre una sia pur simbolica tassa sui grandi patrimoni a carico dei “paperoni”nostrani, una drastica riduzione degli emolumenti a qualsiasi titolo percepiti, vengono annacquati con mosse e contromosse in una sorta di estenuante braccio di ferro fra eletti e prescelti dall’inquilino del Quirinale, quale garante supremo della Democrazia.
È proprio in merito al concetto di equità che l’intero castello predisposto dai prof, nonostante le lacrime di qualche esponente che si accorge con un certo riardo di essersi infilato in un’impresa titanica, presenta le falle e le discrepanze più odiose.
Non pare infatti che il neo presidente del consiglio si sia accorto (oppure è più probabile che faccia finta di niente), dell’effetto domino prodotto dalle sue proposte. Tagliare stipendi e pensioni magari solo non erogando l’adeguamento al costo della vita e poi decretare l’aumento delle accise sui carburanti, significa colpire più volte la stessa persona e la stessa famiglia. Una prima volta quando percepisce lo stipendio o la pensione decurtata, una seconda, terza, … ennesima volta quando si reca a fare benzina/gas/gasolio/, ma poi ancora quando compra qualsiasi prodotto alimentare che subisce aumenti di costo dovuto all’autotrasporto, all’aumento dell’imposta sul valore aggiunto e ancora per l’aumento della rata di assicurazione dell’auto, del fitto di casa, della manutenzione ordinaria e straordinaria della casa di abitazione e così via per tanti altri beni e servizi, quali le utenze domestiche, e giù sino alla pizza al ristorante, al giocattolo per i suoi figli, al parrucchiere per la sua signora. Si tratta quindi di un impoverimento generalizzato che colpisce ripetutamente chi già stenta a far quadrare i conti a fine mese, che abbandona il negozio sotto casa, troppo caro, a vantaggio del supermercato però ubicato in aree periferiche per cui è richiesto l’uso dell’auto che necessita di un rifornimento supplementare di carburante. Bisogna altresì puntualizzare che molto spesso il guadagno rappresentato dai prezzi più competitivi praticati dalla grande distribuzione, sfuma per via della distanza eccessiva dalla propria abitazione e per una sommatoria di altre variabili occulte che fanno leva sulle tecniche di vendita, fondate sulle “offerte speciali” e su tante altre sottigliezze psicologiche che invitano all’acquisto di merce che in realtà non necessita. Così condizionati a spendere, invece di risparmiare, la visita alla grande catena distributiva si risolve in una spesa molto maggiore. Forse è meglio seguire l’esempio del vicino di casa che ha optato per il più economico discount. È così che il povero operaio guarda malinconicamente l’auto parcheggiata davanti casa. La spolvera, la lucida, la mantiene efficiente. Ma sono sempre meno le occasioni per metterla in moto.
Anche perché deve sperare che il proprietario della fabbrica ove ancora lavora, non lo licenzi del tutto, considerato il crollo delle vendite e conseguentemente dei guadagni. Deve infine pregare il suo “buon Dio” che lo lasci lavorare in salute, perché se appena varca la soglia della farmacia o dell’ospedale, consuma buona parte dei risparmi per pagare ticket su ticket di routine in Calabria, ma ormai usuali anche nella più opulenta Emilia Romagna.
A fronte di una situazione economica stagnante per la massa dei cittadini italiani, ma anche di quelli europei che avevano adottato la moneta unica dell’euro sperando di entrare, come Pinocchio, nel paese dei balocchi dove il giovedì era festivo e l’intera settimana era composta da sei giovedì ed una domenica, ci si ritrova con le pezze sui pantaloni, salvo una circoscritta cerchia di intoccabili che ha saputo fare gli investimenti giusti con le persone giuste, adottando la giusta spregiudicatezza e che ora non vuole mollare la presa neanche di fronte al Professore che ogni giorno di più arranca nel suo disperato tentativo di salvare il salvabile. Tutto pare sia stato originato dai bilanci degli Enti pubblici chiusi in rosso per lunghi anni, ma anche dai costi della politica e dei politici A partire dal migliaio di deputati e senatori per arrivare agli eletti nei consigli comunali, (in Italia vi sono ottomilanovantadue comuni), ma anche nei consigli circoscrizionali, provinciali, regionali, nelle comunità montane e in tanti altri enti inutili, cui vanno aggiunti segretari personali, portaborse e poi ancora le auto blu (possibilmente estere perché più lussuose, specie se corredate da relativo autista), etc.
Ogni eletto si ritagliava la sua fetta di potere in ragione delle promesse elettorali. I bilanci si chiudevano in rosso ma nessuno si preoccupava più di tanto. Lo stato era una vacca da mungere mentre il padrone degli armenti o non sapeva che fare o mungeva pure lui. E si sa, (pure il più sprovveduto dei contadini, se ancora esiste, lo sa), che se la famiglia spende più di quanto guadagna, è destinata al fallimento.
Ma la politica non pare voglia mollare del tutto ai tanti, troppi privilegi. A dover risolvere questa inestricabile crisi di liquidità dell’area euro sono stati chiamati i potentati economici delle banche. I giochi si fanno più sotterranei. Il nostro prof per eccellenza ha accettato la sfida. Ce la farà a convincere i tanti potentati che il tempo delle brioche prepagate è passato per tutti? Al momento è alle prese con i sindacati, un’altra categoria certamente benemerita in quanto dedita alla difesa dei lavoratori, ma che gode anch’essa di privilegi da sfoltire.
Il Professore ce la farà, semplicemente perché non è la sola Italia ad affacciarsi sul baratro del fallimento totale. E poi perché in Parlamento si può sempre fare ricorso al voto di fiducia. Naturalmente qualcuno penserà che per questo c’era già Berlusconi che lo sapeva fare da par suo. Quanto meno perché era stato eletto dal cosiddetto popolo sovrano. Certo si trattava di un affabulatore nato, un incantatore di serpenti che promise agli italiani benessere e ricchezza a buon mercato Ma il futuro non è per nulla roseo. Almeno per la gran parte dei lavoratori che nel riaprire gli occhi alla realtà, la riscoprono amara perché ingannati per tanti anni nell’aver dato il proprio voto a chi proprio non se lo meritava, avendolo utilizzato quasi esclusivamente per scopi personali.
Ma ormai la tanto agognata età della pensione sembra allontanarsi sempre più e nell’allontanamento diventa sempre più piccola, più misera, in quanto calcolata sulla base dei contributi versati quasi mezzo secolo prima. Insomma, è chiaro che i nostri figli non riceveranno un’eredità che li posa liberare dal bisogno. Anche perché l’unica potenza economica del pianeta, quella cinese, non predisporrà alcun nuovo piano Marshall per salvare l’Occidente. La Cina è sempre più vicina; non ci invaderà con le armi visto che anche Mao è morto, ma ci comprerà anche l’anima avendo i soldi per farlo. Del resto di fronte a un miliardo e 342 milioni di abitanti non ci sono barriere da poter contrapporre. E poi la storia parla chiaro: i popoli e le culture si trasformano, si evolvono, dominano per un certo periodo finché non raggiungono l’acme, per poi cedere il passo. Naturalmente per quanto ci riguarda possiamo ancora dormire sonni tranquilli e sognare un governo che ci traghetti nel futuro dell’umanità.
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