Una Nazione di santi e navigatori ma non di matematici

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Un terzo circa degli studenti italiani odia la scienza di Euclide e Pitagora. Il dato sconfortante gia segnalato qualche anno fa quando a dirigere la Pubblica Istruzione era il ministro Fioroni, riemerge in tutta la sua gravità al termine di questo primo quadrimestre i cui voti fanno notizia anche per la pletora di cinque in condotta; voto divenuto determinante per il corso di studi, come voluto dall’attuale ministro Mariastella Gelmini.
Si riconferma così l’antico luogo comune che classifica l’Italia come una nazione di santi, eroi, navigatori e quant’altro, ma, certamente, non di matematici, di cui, a parte gli esponenti dei tempi dell’antica Magna Grecia, non v’è altra traccia significativa.
Gia ai tempi di Giuseppe Fioroni la grave insufficienza degli alunni delle “Superiori” era stata oggetto di discussione in seno al Comitato Scientifico che aveva altresì segnalato il generale abbassamento della competenza linguistica e l’impoverimento del linguaggio provocato anche dal tipo di offerta del mezzo televisivo. Si era allora convenuto che occorreva destare la curiosità e la voglia di apprendimento dei ragazzi nei confronti delle materie scientifiche, ma anche aggiornare i docenti e ripensare alle modalità della loro formazione.
La colpa di questa idiosincrasia verso le scienze esatte, è unanimemente attribuita ai programmi “decrepiti” e ad una didattica troppo incentrata sull’astrazione teorica fondata su un’imposizione coatta di formule e teoremi vissuti dagli studenti come una tortura. Pochi sanno a cosa serve la matematica forse perché nessuno studente vede in giro gente che calcola ipotenuse. Intanto, in fatto di matematica siamo il fanalino di coda dell’umanità. Gli esperti della Bocconi  consigliano di prospettare la materia in forma ludica e competitiva, come le olimpiadi della matematica. Ma non è detto che basti.
In un intervento su quotidiano “Repubblica” di qualche tempo fa, il matematico italiano di fama e livello internazionale Piergiorgio Odifreddi, riconoscendo il problema, va alla ricerca delle cause di questa disfatta indicandone i possibili rimedi. Le nuove generazioni, secondo il luminare, «essendo cresciute a televisione e internet, non possiedono più la capacità di concentrazione intensa e sostenuta richiesta dallo studio di una materia complessa come la matematica, ne si può immaginare che la acquistino in un’estate nel caso che vengano rimandati a settembre». Il Professore sostiene che gli alunni sono «vittime di programmi antiquati e orrendi» basati su tecnicismi che non stimolano l’interesse e la curiosità degli studenti, a cui vanno aggiunti «metodi di insegnamento altrettanto aridi e noiosi». Ma principalmente «i giovani sono vittime di una mentalità antiscientifica in generale e antimatematica in particolare che caratterizza la nostra società e il nostro paese a tutti i livelli».
«Non si può pretendere che i giovani imparino la razionalità e il metodo scientifico in due o tre ore di lezioni settimanali, quando nel resto della loro vita sono bombardati da un condizionamento umanistico, mitologico, religioso, filosofico, che con la razionalità fa a pugni e quando la stessa scuola che lo rimanda in matematica gli propina allegramente l’ora di religione e non in una generica forma di insegnamento etico, ma nella specifica versione del dogmatismo cattolico».
L’invettiva di Odifreddi, antiumanistica e contro una società di creduloni in tutti i campi, continua con spietatezza, invocando «un’opera di divulgazione che mostri la matematica nella sua vera veste di Regina delle Scienze e dell’Umanesimo invece che di Bestia Nera della Scuola» e conclude dicendo: «La matematica può e sa interessare, se solo la si presenta nel modo giusto. La sfida è riuscire a farlo non soltanto nelle librerie, ma anche nelle scuole, con programmi e metodi di insegnamento adeguati, pur sapendo che solo un Rinascimento intellettuale potrà liberare il nostro paese dal Medioevo antiscientifico che ancora lo incatena».
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