Bcc, un'autonomia da salvare

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Correva l’anno del Signore 1919, quando Domenica 19 ottobre, a Spezzano Albanese, apriva i battenti la Cassa Rurale ed Artigiana. Era stata fondata appena 18 giorni prima da Don Francesco Gullo, il vulcanico ultimo arciprete della storia  ecclesiastica del centro arbëreshë al fine di spezzare l’usura all’epoca imperante che sfruttava e impoveriva le classi meno abbienti.

L’Istituto bancario fu un punto di riferimento non solo dal punto di vista strettamente creditizio ed economico, ma anche come strumento di crescita civile, sociale e culturale. Ricoprire una qualsiasi carica al suo interno, pur anche quella di semplice socio, era motivo di  orgoglio in quanto indice di uno status simbol di appartenenza ad una elite che, gestendo in maniera oculata il denaro depositato, creava e distribuiva ricchezza.
La Cassa Rurale ricoprì un ruolo fondamentale  nella storia complessiva, inizialmente riferita a Spezzano Albanese, ma poi allargatasi all’intero comprensorio della Sibaritide assumendone alfine il nome. Per realizzare l’idea originaria di Don Francesco Gullo, il De Cardona Spezzanese, si partì con un  capitale sociale di 22.000 lire ed il primo esercizio si chiuse con £. 5.000 di depositi, £. 1.750 di portafoglio e un movimento generale di cassa di £. 20.300. Quota sociale di adesione: 2 lire.
Oggi le cifre sono di ben altra portata. Forse per questo il loro controllo è sfuggito di mano, determinando una crisi impensabile fino a qualche anno fa quando la neo denominata “Banca di Credito Cooperativo della Sibaritide” era in piena espansione. Il crollo dovuto alle “sofferenze” ha fatto aprire gli occhi su una voragine che ha portato al suo commissariamento. Ma l’attuale compagine sociale, ha in se la forza di riprendere le redini di questa prestigiosa istituzione che ebbe fra i Presidenti personaggi di valore, fra i quali, ormai di epoca storica, Angelo Maria Chiurco, Angelo Forte, Mario Montone, Luigi Cucci, Pasquale Cucci, Angelo Cucci.
Oggi la compagine sociale, col concorso delle Istituzioni, in primis dello stesso Istituto controllore della Banca d’Italia, al compiersi del novantunesimo anno, è chiamata ad un atto di rifondazione dell’Istituto di credito che tanta parte ebbe nel sostegno dei piccoli e medi imprenditori operanti nel territorio di competenza, oltre che alla sua funzione originaria di garante del credito nei confronti dei più bisognosi, ruolo che oggi come all’epoca della sua costituzione, sembra voler riemergere con drammatica attualità.
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